La Polonia vuole vietare per legge le famiglie arcobaleno



Il viceministro polacco Marcin Romanwski ha annunciato la volontà di modificare la legge vigente sulle adozioni «in modo da escludere esplicitamente la possibilità di iscrizione di adozioni da parte di coppie omosessuali, vale a dire la trascrizione di atti di status civile stranieri contrari ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico polacco».
Così facendo, quei bambini saranno resi orfani e verranno privati dalle loro tutele giuridiche al fine di compiacere l'odio del fondamentalismo organizzato. Il tutto, ovviamente, colpendo solo i gay e non le tante coppie eterosessuali che sono ricorse alla GpA.
Esattamente come avviene in Italia, il problema degli omofobi polacchi sono quei tribunali che antepongono gli interessi dei minori al loro odio: «I tribunali amministrativi -afferma Romanwski- hanno recentemente autorizzato queste trascrizioni di atti stranieri. Quindi se i tribunali non comprendono che questo atto è contrario alle leggi polacche allora è necessario scrivere esplicitamente nella legislazione che la trascrizione in questo tipo di situazioni è inaccettabile».
Per comprendere la matrice di quell'odio basterebbe anche solo osservare come il presidente Kaczynski abbia semplicemente ripetuto gli slogan delle lobby anti-gay internazionali nell'affermare: «Abbiamo a che fare con un attacco diretto alla famiglia e ai bambini, alla la sessualità dei bambini, da parte dell'intero movimento LGBT, del gender. Tutto questo l'abbiamo importato, ma oggi minacciano la nostra identità, la nostra nazione, la sua stessa esistenza e quindi lo Stato polacco». Insomma, le stesse baggianate che anche Brandi e Gandolfini dicono ai loro proseliti. Eppure pare un dato di fatto che l'appoggio clericale al fondamentalismo è ciò che espone i bambini dei Paesi maggiormente cattolici (o sedicenti tali) al rischio di rappresaglie e discriminazioni istituzionalizzate.
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