Quando Pillon si fingeva un altro per raccattare follower su Facebook



Sembra curioso, ma la pagina ufficiale del senatore leghista Simone Pillon non ha sempre avuto lo stesso nome. Lo rivelano i dati resi pubblici dal social network:


Cosa significa? Significa che nel 2016 il leghista reclutava proseliti parlando di sé in terza persona mentre sosteneva che Facebook lo avesse ingiustamente bannato. Già all'epoca ci occupammo delle stranezze di quel presunto "ban" che sembrava orchestrato per fare vittimismo e reclutare proseliti in vista del "family day". La sua vecchia pagina tornò visibile in poche e, contrariamente a ciò che lui spergiurò, sembra che il social network gli avesse chiesto una semplice verifica dell'identità come è solito fare in presenza di materiale discutibile pubblicato da qualcuno.
Ai tempi non pensammo che dietro la richiesta di riaprire il profilo di Pillon giungesse proprio dal profilo di Pillon, ancor più dato che in quella pagina si parlava di lui in terza persona con i soliti «Forza Simone». Ora sappiamo che il leghista non pare essersi mai fatto problemi nel tentare di spacciarsi per qualcun altro, così come dimostra il commento che lo vide auto-incitarsi sulla sua pagina perché si era dimenticato di cambiare profilo al fine di fingersi un suo sostenitore, ma ai tempi peccammo di ingenuità nel credere esistesse un minimo di decenza.
Dopo che vari fondamentalisti si erano iscritti pensando che ciò avrebbe riaperto la pagina del fondamentalista (che ai tempi si dichiarava apartitico), Pillon si è rivelato il proprietario della pagina creata in suo sostegno ed ha riconvertito il tutto in una fan page di sé stesso. Poi ha optato per presentarsi come una «community» che nel 2018 ha visto i propri membri convertiti in fan di un politico.

Sembra squallido, ma in fin dei conti che cosa si si può aspettare da un leghista che ha basato il suo profitto personale sulle omissioni, arrivando a creare isteria e odio attraverso il suo spergiurare che in un liceo umbro sarebbero stati distribuiti volantini che «spiegavano come avere rapporti omosessuali» quando poi i tribunali hanno appurato che tutto quello che aveva giurano non era altro che diffamazione aggravata? E chissà chi c'è dietro a quel "Je suis Simone Pillon" che lo chiama per nome nel promuovere le sue bufale...


Ovviamente i volantini (da cui Pillon fece sparire quello che parlava dei rapporti uomo-donna) non spiega avano «come avere rapporti omosessuali», ma fornivano informazioni per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. E dato che un ragazzo di 15-16 anni è generalmente già attivo sessualmente, è soprattutto in una scuola che gli si dovrebbe spiegare come difendere la propia salute attraverso la prevenzione.
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