La Morgia piagnucola che i gay lo discriminerebbero "solo" perché contrario ai loro diritti e alle loro famiglie



La violenza ideologica del leghista Umberto LaMorgia pare ormai fuori controllo. Forse sperando di farsi bello agli occhi del suo amatissimo Matteo Salvini, il leghista è impegnato da mesi a rilasciare interviste ai quotidiani di estrema destra al fine di sostenere che i gay sarebbero cattivi con lui solo perché lui insulta i Pride, promuove odio contro le loro famiglie e non vuole leggi che possano contrastare le aggressioni omofobe.
Ricorrendo al vittimismo e ad una buona dose di malafede, è nell'ennesima intervista rilasciata a Il Giornale che il leghista gay dichiara:

Dopo i gay pride di giugno avevo rilasciato varie interviste in cui spiegavo come e quanto siano ideologizzate certe associazioni Lgbt e ho mostrato la mia contrarietà all’utero in affitto e alle famiglie arcobaleno. Se da un lato molte coppie gay di tutta Italia si sono complimentate per le mie parole, dall’altro lato sono stato letteralmente bombardato di commenti di odio proprio da coloro che dovrebbero essere i paladini dei diritti e dell’uguaglianza, dell’amore universale.
Mi hanno chiamato “frocia”, “ricchiona”, “sei una misera". Mi hanno dato dell’ebreo che tifa per Hitler, collaborazionista come kapò al tempo del nazismo. Mi hanno scritto che sono malato di mente, che sono disturbato e che ho la sindrome di Norimberga e di Stoccolma. Da lì si è visto che sono una vera e propria lobby perché mi hanno colpito in massa tutti alla stessa ora. Poi mi hanno detto che ho l’omofobia interiorizzata e da questo si capisce anche la pericolosità di una legge sull’omofobia.

Mostrato di saper ripetere a pappagallo gli slogan delle lobby integraliste, il gay leghista non si esime neppure dall'auto-attribuirsi una presunta maggioranza come passi del suo partito. E mentre elenca insulti all'acqua di rose rispetto a quelle che i leghisti defecano contro i gay, il soggetto pare ripetere slogan anche nel "motivare" la sua contrarietà ad una legge contro l'omofobia:

Chi decide chi è omofobo? Quei signori là? Se tu non dici tutte le cose che vogliono loro o sei omofobo oppure, se sei omosessuale, hai un’omofobia interiorizzata. Esiste solo quello che dicono loro e guai a chi dice il contrario tant’è che ti dicono 'vengo a bruciarti a casa'. E poi mi chiedo: ma, se un domani venisse approvata la legge sull’omofobia, sarebbero puniti anche gli omosessuali che offendono altri omosessuali?

Sì, sarebbero puniti anche gli omosessuali che offendono altri omosessuali al pari di come la Reale-Mancino punisce persone di valore che insultano altre persone di colore Il reato è l'odio e sembra folle si voglia sostenere che qualcuno dovrebbe essere esonerato dal rispetto delle leggi solo perché parte di una minoranza perseguitata (altrimenti verrebbe meno il principio di pari dignità).
Pare dunque emergere l'incongruenza di un leghista che piagnucola per quattro insulti da nulla mentre chiede che gli studenti gay non siano difesi da violenze inimmaginabilmente maggiori solo perché lui è parte del partito di Pillon e di Fontana.
E dopo aver piagnucolato che «il mio commento è stato segnalato in massa e Facebook ha punito me, mentre tutti i loro commenti dei miei haters sono ancora lì», è riportando l'intero discorso a quell'ideologia leghista per cui tutto deve essere detto al fine di creare contrapposizioni che incitino all'odio contro gli avversari politici che LaMorgia se ne sce dicendo:

E il "bello" è che non ho avuto la solidarietà di nessuno della sinistra quando sono stato bersaglio di questi insulti e di queste diffamazioni gratuite e pesanti. Evidentemente quelle non contano, se a riceverle è un militante della Lega [...] mi sono inoltre rivolto all’associazione “Odiare ti costa” creata dall’attivista Lgbt di sinistra Cathy La Torre, un avvocato che si propone di far pagare alla gente commenti di odio. Ho scritto loro un paio di volte. La prima mi hanno detto che era agosto e, dato che molti erano in ferie, non potevano aiutarmi in quel momento e, poi non mi hanno più risposto. Allora mi sono rivolto a un avvocato di Bologna per denunciare, con un allegato di 40 pagine, chi mi aveva insultato così da dare un segnale. Sui social ho pubblicato anche la foto della denuncia accompagnata dalla battutina “odiarmi ti costa”.

Se non ci capisce perché la sinistra avrebbe dovuto esprimere solidarietà ad un leghista che promuove odio per profitto mentre si lamenta che qualcuno possa contestare le sue posizioni. Ma d'altra parte nessun quotidiano gli avrebbe offerto così tanta visibilità se LaMorgia non si proporzionasse come il gay che vuole essere ritenuto inferiore a Pillon e che non vuole che si contrasti l'omofobia di quei suoi amichetti che arrivano a organizzare blasfeme preghiere contro di lui...
In realtà il vero tema dovrebbe essere molto diverso. Se il signor LaMorgia è contrario alle famiglie gay, già oggi è libero di non averne una. Nessuno gli vieta di vivere solo morire solo e sprecare la sua esistenza. Ma se il leghista pretende che la sua opinabile opinione debba essere imposta ad altri, poi non può certo lamentarsi se qualcuno lo contesta e rivendica il proprio diritto a poter avere una vita piena. Forse lo farà perché è solo attraverso il suo patetico piagnisteo che i media filo-leghisti citano l'assessore di un paesello di campagna, ma la violenza ideologica delle sue parole è molto grave.
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