L'interrogativo del sindaco di Lampedusa: perché ai migranti viene imposto d'ufficio un funerale cattolico?



Uno dei ritornelli con cui l'estrema destra tenta di alimentare odio contro i migranti è il sostenere che siano tutti islamici e che li si debba ritenere una «minaccia» alla supremazia del cristianesimo. Poi, quando muoio tra l'esultanza di certi sedicenti «cattolici», lo stato italiano impone loro d'ufficio un funerale cattolico.
È una questione non banale quella posta dal sindaco di Lampedusa, ennesima riprova della grave carenza di laicità che vige in Italia e della totale insensibilità verso i non cattolici. Il primo cittadino si è interrogato: «Sarebbe stato più opportuno fare una preghiera, non un funerale cattolico: cosa ne sappiamo noi della religione di chi è morto? Qui non ci sono parenti o amici delle vittime a poter dare indicazioni».
È questo il motivo per cui lui non ha partecipato al funerale delle 13 vittime dell'ennesimo naufragio, celebrato dal parroco delle cittadina. «L'amministrazione -ha aggiunto Martello- è intervenuta quando serviva, quando c'erano da recuperare i cadaveri. Oggi non sono andato al funerale per le ragioni che ho esposto. So che non c'erano politici né nessun esponente del governo; non sono venuti neanche nei giorni precedenti, perché ormai le morti sono diventate consuetudine e, si sa, la propaganda funziona più della solidarietà».
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