L'indecenza di Fabio Tuiach, tra offese al rosario e aggressioni fisiche ai responsabili della manifestazione


C'è il camerata Fabio Tuiach dietro ai disordini di matrice fascista scoppiati al molo 4 di Trieste. Il camerata ha anche tentato di aggredire fisicamente i lavoratori provvisti di greenpass, dopo aver spiegato a Radio 24 che lui si sente troppo fascista per fare i tamponi e giura sulla vita dei suoi figli che impedirà a chiunque altro di poter lavorare se lui non verrà esonerato dal rispetto della legge e se lui non potrà infettare i suoi colleghi in ode al duce.
Dato il personaggio, non sono mancate carnevalate blasfeme. L'ex consigliere comunale ha infatti iniziato a brandire rosari mentre rivendicava il suo negazionismo verso la pandemia e il suo disprezzo per la salute pubblica, confezionato questo degradante siparietto:


Come sua abitudine, il fascista pare voler irridere i simboli religiosi per giustificare la sua feroce violenza. Eppure il Vangelo invita a fare del bene al prossimo, non certo a pretendere di far crepare gli altri perché si è prepotenti e si eseguono gli ordini dei fascisti.

Dopo le violenze della mattinata e il suo prepotente tentativo di impedire l'accesso ai lavoratori, è nel pomeriggio che il fascista Tuiach ha persino aggredito un altro manifestante. Alle 14.15, il camerata ha iniziato a urlare che lui pretendeva il microfono. Ma davanti al denego di uno dei responsabili del "Coordinamento no green pass Trieste", il camerata ha reagito sferrando un pugno in piena faccia all'altro manifestante.
Ora c'è da augurarsi venga quantomeno arrestato per aggressione e lesioni, magari per il bene di quegli altri portuali che vengono ridicolizzati nell'essere rappresentati da un simike estremista che parla solo di quanto lui ami Hitler e Mussolini.

Durante la giornata, i portuali hanno anche aggredito una troupe della Rai. L'imprenditore Riccardo Illy, già sindaco di Trieste e presidente della Regione, invoca una presa di posizione dello stato: «Scioperare è un diritto costituzionale, impedire con la forza di lavorare a chi vuole esercitare quest'altro diritto, è un reato. Se i ribelli al Green Pass bloccassero i varchi del porto di Trieste, mi auguro un intervento immediato e deciso delle forze dell'ordine per ristabilire la legalità. Lo Stato non può permettere l'interruzione violenta di un pubblico servizio senza reagire. Il rischio oggi è lasciar scivolare il Paese in anarchia e ricatti estremisti».
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