Il Parlamento Europeo approva un divieto alle “terapie di conversione”


Il Parlamento Europeo ha dato il via libera a una risoluzione che chiede di vietare per legge le cosiddette “terapie di conversione” finalizzate a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere delle persone LGBT in tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea. La votazione, avvenuta oggi con una maggioranza trasversale, rappresenta un passo significativo nella lotta contro pratiche considerate dannose e prive di base scientifica.

La risoluzione, promossa dalla commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere (FEMM), invita la Commissione Europea a presentare entro il 18 maggio una proposta legislativa vincolante. “Queste pratiche pseudoscientifiche causano gravi danni psicologici e fisici, violando i diritti fondamentali delle persone”, ha dichiarato la relatrice Maria-Manuel Leitão-Marques (S&D, Portogallo) durante il dibattito in plenaria. L’approvazione è arrivata con 344 voti a favore, 128 contrari e 56 astensioni, segno di un consenso ampio tra i gruppi politici, esclusi alcuni eurodeputati di estrema destra.

Le “terapie di conversione” – che includono sessioni psicologiche, trattamenti ormonali o persino electroshock – sono state condannate da organizzazioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Associazione Americana di Psicologia come inefficaci e pericolose. In Europa, solo 10 Stati membri le hanno già vietate esplicitamente, tra cui Germania, Francia e Spagna. La risoluzione mira a colmare questo divario, imponendo un quadro normativo uniforme: divieto totale per minori, sanzioni penali per gli adulti e supporto psicologico per le vittime.

Non mancano le critiche di leghisti e populisti. Il gruppo Identità e Democrazia (ID) ha denunciato una fantomatica “ingerenza ideologica” nei diritti dei genitori e della libertà religiosa.
Peccato che la torturare i bambini e spingerli al suicidio non paia un atto religioso, checché ne dicano le destre populiste.
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