L'attore Joel Kim Booster racconta la sua adolescenza e l'omofobia subita in famiglia


L'attore Joel Kim Booster è nato in Corea del Sud, ma fu adottato adottato neonato da una coppia americana. Ha trascorso gran parte dell’adolescenza a lottare contro l’ostilità di una famiglia conservatrice di Plainfield, Illinois. Oggi trentottenne, ha raccontato al podcast “The Person Who Believed In Me” la sua storia.

La scoperta dell’omosessualità da parte dei genitori avvenne in modo brutale: lessero il suo diario, dove Joel aveva annotato le prime esperienze con altri ragazzi. Da quel momento iniziò l'inferno. Il padre arrivò persino a tentare un esorcismo per "rimuovere" l’omosessualità: un gesto che traduceva in pratica la pressione religiosa e la vergogna imposte in casa.
Sentendosi non accolto e minacciato, Booster lasciò casa a 17 anni, iniziando a vivere fra i divani degli amici e nottate in macchina.

Per lui fu cruciale l’intervento di un pastore metodista, che Booster definisce “estremamente progressista”. È a lui che attribuisce parole che gli hanno cambiato la vita: “Joel, non c’è alcuna base biblica per l’inferno. Non andrai all’inferno perché l’inferno non esiste. E a Dio non importa quale sia il tuo orientamento sessuale, a lui non importa chi ami”. Booster spiega che quelle frasi, pronunciate da una figura con autorità religiosa, gli diedero un’ancora di salvezza: “Non credo di esagerare nel dire che mi ha salvato la vita, perché penso che se avessi continuato a vivere con la mentalità del ‘viviamo al massimo e poi finiremo all’inferno’, sarebbe stato un posto davvero buio per un diciassettenne.”

Accanto al sollievo portato dalle parole del pastore, Booster ricorda anche la gentilezza concreta di una compagna di classe, Sarah Casey. Pur non essendo grandi amici, Sarah gli offrì un rifugio: “Ehi, so che stai passando un brutto momento. Se mai avessi bisogno di un posto dove stare, puoi venire a trovarmi da me e dalla mia famiglia”. Qualche giorno dopo, quando la temperatura calò e Joel bussò alla sua porta, quella proposta si trasformò in un aiuto reale: “Alla fine ho vissuto lì per tutto il resto del mio ultimo anno di liceo”.

Il rapporto con i genitori adottivi non si è ricomposto pienamente. Booster racconta di non attendersi più riconoscimenti dalla loro parte: “Ho smesso di aspettarmi certe cose dalla mia famiglia molto tempo fa. Non ho bisogno che soddisfino certi miei bisogni emotivi perché ho tante persone nella mia vita che sono molto orgogliose di me, in modo inequivocabile e semplice.” Pur dichiarandosi comprensivo verso le difficoltà che i genitori hanno avuto nel gestirlo, la frattura rimane. Dopo la morte del padre, Booster ha riaperto un dialogo con la madre, scusandosi “per non essere stato la versione ideale di me stesso, quando ero con loro e vivevo insieme a loro.” Anche la madre ha riconosciuto che alcuni comportamenti educativi non furono utili come avrebbero potuto essere.

Il percorso personale di Booster include la diagnosi di disturbo bipolare e anni di terapia per imparare a convivere con la malattia. Questi aspetti, insieme alla dolorosa esperienza familiare, hanno alimentato sia il suo lavoro artistico sia il suo impegno pubblico. Oggi vive accanto al marito, John Michael Sudsina, sposato alla fine del 2025. La coppia sogna di diventare genitori.
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