Cerno e la tecnica del "Gish Gallop"

Tommaso Cerno fabbrica moltissima propaganda populista, che poi pretende venga ritenuta vera solo perché lo dice lui. In un surreale editoriale pubblicato da Il Giornale, dice che lui ha stabilito che Vannacci sarebbe di sinistra e che la Costituzione sarebbe censura.
Condendo il tutto con un po' di omofobia e con la sua consueta dose di astio verso i musulmani scrive:

Il testo è anche più tragicomico, dato che Cerno prova a fare un minestrone della sua propaganda più becera:
Nel mondo al contrario dove perfino il generale Vannacci finisce per essere un pontiere della sinistra che ambisce al governo, altro che destra vera, capita di essere accusati di fascismo e islamofobia da politici e intellettuali che, senza leggere, avallano la censura di libri nei festival e arrivano a escludere gli ebrei dal Pride, nato come parata dei diritti di tutti. Questo perché la propaganda islamista, ormai in crescita anche in Italia come già in Francia e Gran Bretagna, ha stretto un patto linguistico e politico con una visione in cui libertà e uguaglianza non contano.
Praticamente non c'è sillaba che non andrebbe contestata. Ma la sua furbizia si basa su una precisa strategia comunicativa: il "Gish Gallop" (o tecnica del sovraccarico). Consiste nell'inondare l'avversario e il pubblico con una quantità enorme di affermazioni false, decontestualizzate o palesemente assurde, tutte insieme e in pochissimo tempo. L'obiettivo? Rendere impossibile smentirle una per una, costringendo la gente a contestare solo le fesserie più evidenti e facendo passare tutto il resto nell'ombra.
L'articolo prosegue con Cerno che prova a sostenere che la sua amata destra (la stessa che vieta l'educazione sessuale e che punta a criminalizzare chiunque esprima critiche verso la linea israeliana) sarebbe l'ultimo baluardo di "libertà" davanti a chi non tace davanti ai genocidi o ricorda il principio dell'antifascismo sancito dalla nostra Costituzione:
Così il politicamente corretto diventa la nuova censura: in cambio di voti, una parte della sinistra mette a disposizione la propria «morale» per dividerem il mondo tra giusti e cattivi, presentando la violenza delle piazze anarco-islamiste come «pace», il burqa e la subordinazione femminile come «integrazione», e perfino i roghi di libri come «resistenza», quando sono invece omologazione culturale e deriva autoritaria. Ne consegue che oggi gli spazi di libertà nel dibattito pubblico sembrano ridursi e che a destra restano, per alcuni, gli ultimi senza moralismo.
Buffo, vero? Perché a noi pare che, in cambio di voti, qualche populista prometta improbabili deportazioni e censure all'educazione scolastica. E ci pare anche che Giorgia Meloni abbia creato moltissimi nuovi reati, dove persino i rave-party sono diventati una priorità del Paese perché bisognava vietarli.
Tirando in ballo i sionisti che si erano infiltrati al Pride di Bologna, Cerno tenta di sdoganare addirittura il fascismo oltre che la sua ostentata islamofobia:
Se difendere il diritto degli ebrei a sfilare al Pride e denunciare ambiguità e legami con Hamas vale l'etichetta di fascista e islamofobo, allora io lo sono. Ed è su questo fronte che va combattuta la battaglia contro censura e il vero nuovo fascismo, quello rosso.
Sta forse tentando di sostenere che combattere il fascismo e il razzismo, secondo i dettami della nostra Costituzione, sarebbe da "fascisti" verso i poveri fascisti?
Oppure dice cose a caso pur di esacerbare gli animi e polarizzare il dibattito contro chiunque non sia di estrema destra come lui?