Gay e sionismo: quando la destra vuole insegnarci come pensare

Il partito di Matteo Salvini cita Tommaso Cerno per sostenere che la comunità LGBTQ+ sarebbe "antisemita" per il solo fatto di non allinearsi acriticamente alle posizioni israeliane nel contesto del conflitto in Medio Oriente.
In una retica molto abusata dai populisti, sostengono che i gay avrebbero il dovere di schierarsi dalla parte di chi è percepito come "meno omofobo" anche davanti a stragi, violenza sui civili e accuse di genocidio.

In realtà, Salvini sta operando una semplificazione estrema di temi complessi, creando contrapposizioni artificiose. Nessuno nega che in Iran o in altri contesti regionali esistano gravi violazioni dei diritti civili e persecuzioni verso le persone omosessuali, ma questo non può tradursi in un obbligo morale di sostenere chiunque si contrapponga a quei regimi, indipendentemente dalle azioni compiute.
Tommaso Cerno, che paradossalmente si spende spesso in retoriche che alimentano l'intolleranza verso le persone gay, è ricorso sistematicamente ad un classico stratagemma retorico: isolare una singola voce dissidente all'interno della comunità LGBTQ+ per elevarla a 'verità assoluta'.
In questo modo, si tenta di delegittimare chiunque non si allinei al suo pensiero, suggerendo che esista una posizione 'corretta' e che ogni divergenza sia, per definizione, sbagliata o complice dell'odio altrui. È un meccanismo di controllo del dibattito che ignora la pluralità di opinioni della comunità stessa, riducendo questioni geopolitiche drammatiche a un semplice gioco di etichette, utile solo a sostenere una narrazione di comodo anziché affrontare la complessità dei diritti umani e della pace. E, in tutto questo, pare quantomeno paradossale che il partito di Pillon pretenda oggi di insegnare alle persone gay cosa dovrebbero pensare e per quali diritti dovrebbero, o non dovrebbero, battersi.