L'avvocato Mori tenta una difesa di Vannacci

L'avvocato Marco Mori, in un recente intervento su X, ha sostenuto che le affermazioni del generale Vannacci riguardo all'uguaglianza dei diritti in Italia siano corrette, ribadendo che tali diritti sarebbero già paritari a prescindere dall'orientamento sessuale. Questa tesi sembra ridurre il concetto di cittadinanza alla mera fruizione di servizi di base, ignorando che l'effettiva uguaglianza sostanziale rimane un tema complessi.
Sostenere, come fatto da Vannacci, che l'uguaglianza sia garantita perché "i gay possono guidare la macchina" appare una semplificazione inaccettabile.

Parlare di "uguaglianza già raggiunta" risulta problematico sotto diversi aspetti. Innanzitutto, permangono divergenze significative nell'ordinamento giuridico, in particolare in materia di matrimonio e diritto di famiglia, che non garantiscono alle coppie LGBTQ+ le medesime tutele riservate a quelle eterosessuali. Inoltre, sostenere la parità formale non tiene conto della realtà vissuta da molte persone omosessuali, che continuano a subire discriminazioni e violenze in contesti sociali e familiari. La stessa necessità di discutere se le persone LGBTQ+ debbano essere considerate "pari" evidenzia una visione che non riconosce l'uguaglianza come diritto innato, bensì come una concessione che può essere messa in discussione.
Infine, episodi di cronaca che vedono il contrasto verso forme di sostegno a persone omosessuali indicano che, nella pratica, il trattamento riservato a questa minoranza è spesso disomogeneo. In conclusione, la retorica secondo cui le differenze non esisterebbero appare smentita dalla disparità di rischio e di tutela che le persone omosessuali affrontano quotidianamente rispetto alla maggioranza eterosessuale.
In altri messaggi, Mori tenta di distinguere tra i concetti di "comune" e "normale", arrivando ad affermare che l'omosessualità determinerebbe l'estinzione della specie:


Risulta evidente una contraddizione logica: si sostiene che la discriminazione sia ingiusta, ma al contempo si giustifica la riserva del matrimonio ai soli eterosessuali come se tale esclusione non costituisse una discriminazione intrinseca.
Il dibattito è ulteriormente complicato da alcuni sostenitori di queste posizioni, che arrivano ad attribuire al generale Vannacci tesi estreme che altri, come lo stesso Mori, tentano di negare o edulcorare.

È innegabile che una parte dell'elettorato trovi in queste uscite una legittimazione del proprio pregiudizio. In conclusione, a fronte di una retorica che nega l'esistenza di disparità.