La associazioni di destra propongono una nuova legge contro l’omofobia che escluse le persone trans

Le due associazioni lgbt della galassia di destra, GayLib e Gay Conservatori e Liberali, hanno presentato una proposta di legge contro le discriminazioni fondate sul sesso e sull’orientamento sessuale. L’iniziativa, battezzata “Libertà”, è stata illustrata nella Sala Montecitorio News di Roma alla presenza di Francesca Pascale, presidente onoraria di Gay Conservatori e Liberali, e di Morris Battistini, presidente dell’associazione.
GayLib, nata nel 2007 nell’ambito del Partito Liberale Europeo e autodefinita come associazione di cittadini LGBT riconducibili ai valori liberali e di centrodestra, e la più recente Gay Conservatori e Liberali si sono presentate come soggetti in grado di portare il tema delle discriminazioni omofobiche all’interno dell’alleanza guidata da Giorgia Meloni.
Il risultato è un testo di 16 articoli che prevede – tra le altre misure – l’istituzione di un reato autonomo per chi compie violenze sistematiche contro qualcuno per il suo sesso o orientamento sessuale, l’aggravamento di qualsiasi reato commesso con motivazione discriminatoria, la punibilità dell’outing e l’estensione di tutele processuali per le vittime.
Ma il tratto distintivo della proposta “Libertà” è anche la sua principale criticità: l’esclusione esplicita dell’identità di genere dall’ambito delle tutele. Nel testo non rientrano persone trans, non binarie e gender non conforming. Secondo i promotori, la scelta è tattica: eliminare la questione dell’identità di genere, sostengono, servirebbe a evitare le stesse resistenze che portarono all’affossamento del DDL Zan al Senato nell’ottobre 2021, quando la richiesta di escludere l’identità di genere fu parte decisiva della battaglia parlamentare.
L’esclusione però apre una falla significativa sul piano dei diritti. Le persone trans e non binarie risultano tra le più esposte a violenza, discriminazione e marginalizzazione: lasciarle fuori dalle tutele significa proteggere solo una parte della comunità LGBTQIA+. In questo senso la proposta appare funzionale a una strategia politica più ampia, che spinge per separare il tema dell’identità di genere da quello dell’orientamento sessuale — una frattura che rischia di assecondare la campagna transfobica promossa da esponenti della destra che hanno strumentalizzato il concetto di “gender” per delegittimare rivendicazioni di diritti.
Il testo dà inoltre grande enfasi alla salvaguardia della libertà di espressione — inclusa la libertà religiosa, educativa, scientifica e culturale — puntando a rispondere alle preoccupazioni espresse da ambienti cattolici e conservatori durante il dibattito sul DDL Zan, quando le disposizioni più generali erano state accusate di ledere spazi di libertà. Nel nuovo impianto, tuttavia, il bilanciamento tra libertà d’espressione e protezione dalle discriminazioni rischia di tradursi in una tutela più fragile per chi subisce violenza proprio in ragione dell’identità di genere.
La scelta politica è chiara: provare a ottenere consenso nel centrodestra evitando i temi più divisivi, anche a costo di escludere dalle protezioni chi è maggiormente vulnerabile. Per un osservatore attento, si tratta di un passo che, pur potendo aprire un dialogo in aree politiche finora restie, non risolve la questione fondamentale della protezione universale contro odio e violenza. Negli ultimi giorni il tema assume un’accezione drammaticamente concreta: casi di aggressioni a persone trans e non binarie segnalati dalla cronaca recente mostrano come l’esclusione legislativa abbia ricadute tangibili e immediate sulla vita delle persone.
La loro proposta dichiara che sia lecito esprimere opinioni contrarie all’omosessualità, mentre fare outing a qualcuno, cioè rivelare pubblicamente senza consenso il suo orientamento sessuale, dovrà punito dalla legge. Così facendo, sarà punito chi dovesse raccontarci dell'ennesimo caso in cui un qualche politico di destra verrà beccato ad organizzare incontri gay.