L'acqua santa usata come idrante: la vergogna delle processioni di "purificazione" dopo il Pride

C'è qualcosa di profondamente distorto e violentemente anacronistico nelle immagini che arrivano periodicamente da Bucarest. Fotografie che ritraggono sacerdoti ortodossi in paramenti solenni, icone sacre sollevate verso il cielo e spruzzi di acqua santa sull'asfalto delle vie centrali della capitale rumena. Non si tratta di una normale festa patronale, ma di un rituale specifico: una sfilata riparatoria nata con l'esplicito obiettivo di "esorcizzare" e "purificare" le strade dopo il passaggio del Bucharest Pride.
Questa pratica, puntualmente cavalcata e celebrata dalla galassia ultraconservatrice nostrana come dimostra il pubblico plauso espresso dall'ex senatore Simone Pillon, rappresenta una delle espressioni più brutali di deumanizzazione e intolleranza mascherate da devozione religiosa.
Il corpo della discriminazione
L'idea che lo spazio pubblico debba essere "igienizzato" dal punto di vista spirituale dopo il passaggio di cittadini che chiedono uguaglianza non è una semplice bizzarria folkloristica. È un atto di violenza simbolica inaudita. Suggerisce che l'orientamento affettivo e l'identità di genere di milioni di persone siano un contagio, una peste morale, un elemento talmente immondo da richiedere l'intervento di un esorcista.
Trattare esseri umani alla stregua di una contaminazione biologica o demoniaca è una retorica che la storia ha già visto e che ha sempre preceduto le pagine più buie della discriminazione e della privazione dei diritti.
Il contesto politico: la negazione dei diritti in Romania
Dietro l'incenso e le preghiere di riparazione si nasconde in realtà una precisa e cinica strategia politica. La Romania è oggi uno degli ultimi tre Paesi dell'Unione Europea a non riconoscere alcun tipo di tutela giuridica o unione civile per le coppie dello stesso sesso, nonostante i ripetuti richiami della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).
In questo vuoto legislativo, la Chiesa Ortodossa Rumena e i partiti nazionalisti di estrema destra utilizzano la piazza e i simboli religiosi come uno scudo ideologico per bloccare qualsiasi progresso civile. Le marce di "purificazione" servono a questo: a polarizzare la società, a terrorizzare la politica moderata e a ribadire un principio di possesso confessionale sullo spazio pubblico, che per definizione dovrebbe invece essere laico, inclusivo e di tutti.
La strumentalizzazione del sacro
Il paradosso più stridente di queste manifestazioni risiede proprio nel tradimento del messaggio evangelico a cui dicono di ispirarsi. Trasformare i simboli dell'accoglienza, dell'amore per il prossimo e della compassione in strumenti di esclusione e di disprezzo per l'altro significa, nei fatti, svuotare la fede della sua stessa essenza.
Chi scende in strada con l'acqua santa per cancellare le impronte di una comunità che chiede solo di non essere discriminata non sta difendendo i valori cristiani; sta semplicemente esercitando un potere patriarcale e oscurantista. La vera profanazione non avviene durante il Pride, dove si celebrano l'orgoglio, la visibilità e la vita, ma in queste sfilate del risentimento, dove la fede viene ridotta a un idrante ideologico per lavare via i diritti civili.