Pillon e l'ossessione del disprezzo mascherata da fede


Leggendo le parole pubblicate da Simone Pillon, ci si trova davanti all'ennesimo, preoccupante tentativo di utilizzare la religione come un'arma di esclusione e colpevolizzazione sistematica della comunità LGBTQIA+.



Definire una manifestazione per i diritti civili come qualcosa da "esorcizzare" non è solo un insulto alla dignità di milioni di persone, ma rappresenta una precisa operazione retorica volta a deumanizzare l'altro, dipingendolo come un male metafisico da estirpare.
Associare il Pride al "rifiuto del Creatore" è una forzatura ideologica che ignora volutamente la complessa realtà delle cose, dimenticando che esistono moltissime persone credenti all'interno della comunità che vivono la propria fede e il proprio orientamento in assoluta armonia. Presentare il cristianesimo come un blocco monolitico e intrinsecamente discriminatorio è, ironicamente, il peggior servizio che si possa fare alla fede stessa.

Allo stesso modo, sostenere che in ogni manifestazione si "irride e bestemmia" significa ricorrere a una generalizzazione mistificatoria. Il Pride è, per sua natura, una celebrazione della visibilità, dell'orgoglio e della richiesta di pari diritti contro le discriminazioni; ridurlo a una provocazione anti-religiosa serve unicamente a inventare un finto scontro di civiltà per polarizzare il dibattito politico e raccogliere consenso.
Plaudire a processioni nate per "ripulire" le strade dal passaggio di esseri umani evoca scenari di ghettizzazione che non dovrebbero trovare spazio nella sfera pubblica. La politica e le istituzioni avrebbero il compito di garantire la sicurezza, l'uguaglianza e la dignità di tutti i cittadini, anziché soffiare sul fuoco dell'intolleranza legittimando pratiche di rifiuto sociale.
La vera spiritualità e il messaggio cristiano si fondano sull'amore, sull'accoglienza e sul rispetto dell'altro, specialmente di chi subisce marginalizzazione. Usare i simboli sacri per tracciare linee di demarcazione tra chi ha il diritto di esistere nello spazio pubblico e chi no non ha nulla a che vedere con la difesa dei valori, ma ha tutto a che vedere con la propaganda. Le strade e i diritti appartengono a tutti, e nessun esorcismo potrà mai cancellare la realtà e la legittimità dell'identità delle persone.
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