Tra Vangelo e propaganda: la destra che campa di xenofobia


Nel panorama del dibattito politico e sociale contemporaneo, i social network si confermano sempre più come il palcoscenico ideale per provocazioni che mirano a ribaltare non solo i fatti storici e di cronaca, ma persino i principi etici e dottrinali più radicati. L'ultimo esempio emblematico arriva da un post di Bonifacio Castellane



Commentando una presa di posizione della Chiesa cattolica, la firma del quotidiano di Maurizio Belpietro si lancia in un'invettiva dai toni fortemente ideologici, svelando i meccanismi di una precisa strategia politica.

L'innesco è un articolo della testata leghista Imola Oggi, intitolato "Vescovi: 'la dignità dei migranti è inviolabile'". Di fronte a un richiamo che appartiene al cuore stesso del magistero ecclesiale e del messaggio evangelico – ovvero l'accoglienza dello straniero e la sacralità di ogni essere umano – la reazione dell'influencer d'opinione punta a sminuire e ridefinire il concetto stesso di etica cristiana, cercando quasi di "insegnare il Vangelo" ai vescovi.
Castellane scrive infatti: «hanno perfettamente ragione: non è che puoi rapirli e torturarli come hanno fatto in Gran Bretagna le Grooming Gangs però puoi riportarli a casa loro quello sì...».
Dietro l'apparente concessione iniziale si cela in realtà una retorica polarizzante. Per giustificare l'idea del respingimento o della deportazione di chi fugge da fame, guerre e miseria, l'autore sposta il fulcro del discorso utilizzando un parallelismo distorto e intriso di pregiudizi. Il riferimento alle "Grooming Gangs" in Gran Bretagna – reti criminali storicamente legate a specifici scandali di sfruttamento minorile – viene strumentalmente generalizzato e brandito come uno spauracchio identitario. Si tratta di una narrazione spesso abusata dalla propaganda populista d'oltremanica per associare l'intera dinamica migratoria alla criminalità più efferata, alimentando quel sentimento di insicurezza che si traduce in mero odio razzista.
Questo episodio non è un caso isolato, ma riflette la prassi di una precisa parte politica che ha scelto di campare di rendita sul razzismo e sulla xenofobia. Per raccogliere voti in modo rapido ed emotivo, la strategia più efficace della destra populista e sovranista consiste nell'individuare un "nemico utile". Quando mancano risposte concrete a problemi complessi come le crisi economiche, il declino del welfare o la disoccupazione, deviare l'attenzione pubblica verso i migranti diventa un'arma di distrazione di massa formidabile.
Oggi questa narrazione raramente si dichiara apertamente "razzista" nel senso biologico del termine; preferisce vestirsi da "razzismo culturale", parlando di "difesa delle tradizioni", dei "confini" o della "fede cristiana" contro una presunta invasione. Il paradosso, evidente nel tweet di Castellane, è che si arriva a strumentalizzare o a voler riscritturare i valori di quella stessa identità religiosa pur di giustificare la chiusura, ignorando deliberatamente il mandato evangelico dell'assistenza a chi soffre.
Mantenendo il dibattito pubblico in uno stato di emergenza perenne attraverso slogan e fake news geopolitiche, questa destra si garantisce un carburante elettorale a basso costo. L'elettore, spaventato da minacce ingigantite o decontestualizzate, è così portato a focalizzarsi unicamente sulla promessa del "pugno di ferro", perdonando alla politica le proprie inefficienze strutturali su tasse, sanità, istruzione e lavoro. L'attacco ai vescovi diventa così l'ennesima dimostrazione di come la complessità dei fenomeni epocali venga ridotta a pura propaganda xenofoba, calpestando i diritti umani sull'altare del consenso.
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