Valditara vuole una scuola che indottrini al populismo: "Occidente, classici e Bibbia"


Visto che Silvia Sardone non sopporta i mussulmani e in considerazione di come la signora Ceccardi paia divertirsi a bandire simboli confessionali utilizzati come se fossero strumenti di istigazione alla discriminazione, il ministro Valditara propone di imporre corsi biblici obbligatori che trasformino la religione in uno strumento di retorca nazionalista.
Lo avrebbe annunciato al solito Tommaso Cerno, ormai sempre più prossimo a rivestire il ruolo di ministro della propaganda:



Non si potrò insegnare l'educazione sessuale perché Jacopo Coghe sostiene che educare al rispetto sarebbe divisivo. Però si imporrà una scuola che indottrini ad "Occidente, classici e Bibbia" come presunta rinascita del liceo italiano.

L'idea che il rilancio dell'istruzione debba passare attraverso l'imposizione di un canone specifico (come la Bibbia) rischia di trasformare un percorso culturale in un'operazione di retorica identitaria. Inoltre, in un momento in cui alcuni partiti cercano di campare sull'ostilità verso altre fedi o simboli religiosi, la proposta del Ministro sembra inserirsi in un progetto più ampio che mira a usare la religione non come strumento di conoscenza, ma come baluardo di esclusione contro altre culture.

Il fatto che l'intervista sia stata rilasciata a Il Giornale, ossia ad una testata di proprietà del leghista Angelucci che propone una linea editoriale fortemente orientata, solleva il tema di come queste istanze vengano veicolate. La narrazione mediatica rischia in questo caso di diventare un megafono di un'agenda politica populista che mira a definire un'identità nazionale chiusa piuttosto che aperta al confronto.
La scuola pubblica ha il compito di educare al pensiero critico e di garantire il pluralismo, non di diventare uno strumento per imporre una visione confessionale e nazionalista del mondo. Un liceo moderno dovrebbe puntare sulla qualità della didattica, sull'innovazione e sulla capacità di dialogare con la complessità del presente, non sul ritorno forzato a simboli che rischiano di dividere anziché unire.
Non pare normale che un Ministero dell'Istruzione pretenda di imporre una linea culturale così marcata e divisiva.
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