Vannacci continua a puntare sull'omofobia


Pare evidente che Vannacci voglia campare di omofobia e intolleranza etnica. Perché è difficile proporre soluzioni a temi complessi come scuola, sanità e lavoro, ma è facilissimo promettere deportazioni e discriminazioni.
Non stupisce, dunque, abbia cercato di usare fotografie decontestualizzate per aizzare i suoi seguaci di estrema destra ad un viscerale odio verso quei gay che lui sostiene non sarebbero "normali".



Per rilanciare il suo slogan (secondo cui i gay avrebbero tutti i diritti che meritano perché "se vanno in ospedale li curano e possono guidare la macchina"), ha pubblicato un'immagine che ritrae un privato cittadino asserendo che: "QUESTI SONO QUELLI CHE RECLAMANO ALTRI DIRITTI. Già ne hanno almeno uno in più degli altri, ovvero, girare per le strade di Verona con le chiappa di fuori senza essere multati per offesa alla decenza".

Tuttavia, l'analisi del contenuto solleva più di un dubbio logico. Nell'immagine stessa, che Vannacci utilizza come prova inconfutabile di una presunta impunità, è ritratto in primo piano un agente della Polizia Locale di Verona, intento a presidiare la manifestazione. Il paradosso è evidente: si denuncia una presunta violazione del decoro sotto gli occhi stessi delle forze dell'ordine, le quali, se avessero riscontrato gli estremi per un illecito, avrebbero certamente agito. Usare una fotografia che immortala la presenza delle istituzioni per gridare allo scandalo di un'impunità inesistente appare, più che un'argomentazione politica, un vistoso scivolone comunicativo.

Al di là dell'aspetto tecnico, il commento ripropone una sovrapposizione concettuale piuttosto fragile: quella tra le tutele legislative fondamentali — come l'uguaglianza giuridica e la protezione contro le discriminazioni — e il regolamento di polizia urbana relativo al vestiario.
Ridurre una battaglia sui diritti civili a una questione di costume da bagno significa mancare totalmente il bersaglio del confronto democratico.

Il punto nodale non è la singola fotografia, ma la strategia politica che essa sottende. Mentre il Paese è chiamato ad affrontare sfide complesse, l'attività politica di Vannacci sembra essersi trasformata in un costante "controllo qualità" sull'abbigliamento altrui.
Spostare il focus dal confronto sui temi macroscopici all'analisi ravvicinata di indumenti intimi e dettagli estetici per racimolare consenso non è, probabilmente, l'approccio che ci si aspetterebbe da un aspirante politico. Forse, per chi aspira a guidare il Paese, sarebbe il momento di archiviare il binocolo e riprendere in mano i testi di Diritto Pubblico: una ripassata sulla differenza tra diritti costituzionali e ordinanze comunali potrebbe rivelarsi assai più utile di qualsiasi commento estivo sui glutei dei passanti.
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