Vannacci vorrebbe trasformare l'Italia in una nuova Sparta?

Il ricorso al mito e alla mitologia è un evergreen dell'estrema destra. Ovviamente anche Vannacci sta cavalcando quella retorica, propinandoci citazioni su Annibale, sui collaborazioni della sua amatissima Xª MAS e su ogni altra fesseria possa eccitare i nostalgici.
Oggi ci spiega che lui vorrebbe trasformare l'Italia in una sorta di Sparta, in cui la scuola sia resa un inferno. Ovviamente l'impostazione del crocefisso nelle classi sarà reso obbligatorio come simbolo politico identitario che dovrebbe indottrinare la gioventù vannacciana all'intolleranza del loro generale.
A quel punto, dei ragazzi privi di istruzione, saranno mandati a lavorare a 14 anni in modo da poter sostituire gli immigrati che lui vorrebbe deportare.

Il programma di Vannacci mira a colpire soprattutto più giovani e le famiglie. Tra le proposte più inquietanti spicca indubbiamente la reintrodursi del libretto di lavoro a partire dai quattordici anni. Mascherata dietro la retorica dell'autonomia personale e dell'aiuto nelle imprese familiari o nei lavori stagionali, questa misura punta nei fatti a scardinare il diritto costituzionale all'istruzione e alla tutela dell'infanzia. L'idea di un'adolescenza da monetizzare precocemente svela il disegno di una società rigidamente classista, dove chi non appartiene a contesti agiati viene spinto precocemente verso il mercato del lavoro anziché verso la formazione intellettuale.
A questo arretramento normativo si affianca una visione profondamente darwiniana e selettiva del sistema educativo. Quella che il generale definisce enfaticamente come una scuola dura come la vita, in grado di premiare un presunto merito, altro non è che lo smantellamento programmato della scuola pubblica come ascensore sociale. Anziché colmare le disuguaglianze di partenza, il modello pedagogico di Futuro Nazionale mira a punire e isolare chi rimane indietro, trasformando le aule in un percorso a ostacoli nazionalista dove il crocifisso smette di essere un simbolo spirituale e diventa un presidio di esclusione culturale.
Questa impostazione reazionaria si completa infine con un'ossessione demografica che intreccia i temi economici a quelli della propaganda identitaria. Dietro formule apparentemente condivisibili come il quoziente familiare o gli sconti fiscali, si nasconde la volontà di subordinare il welfare statale alla capacità riproduttiva dei cittadini. Strumenti ideologici come il cosiddetto mutuo tricolore riducono il sostegno sociale a un mero premio di produzione per la patria, ricalcando i vecchi schemi del controllo demografico di stampo totalitario.
In definitiva, il progetto politico di Vannacci non offre alcuna reale prospettiva di emancipazione per il Paese, ma si limita a riproporre vecchi spettri del passato sotto la vernice di quel fantomatico "buonsenso" che anche Salvini era solito citare ogni volta che le argomentazioni reale erano troppo labili. Il tentativo evidente è quello di far regredire l'Italia di decenni, sottomettendo le nuove generazioni alle leggi della precarietà lavorativa e della propaganda identitaria, con l'unico obiettivo di trasformare la società e la scuola pubblica in un'asettica caserma d'altri tempi.