Analisi di una campagna di odio: il caso Bonifacio Castellane

Non è purtroppo una novità la violenta campagna di istigazione all'odio etnico portata avanti da una certa destra. E Bonifacio Castellane, firma del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ce ne propone un esempio esplicativo:

Il messaggio pare in linea con la retorica dell'estrema destra, che vede gli italiani come presunti "ariani" e i migranti come "zecche" da marginalizzare, motivo per cui Castellane ha scelto di focalizzare il suo ultimo attacco sul sistema di controllo dei trasporti pubblici.
L'autore sostiene (ovviamente senza offrire alcun riscontro fattuale) che i controllori eviterebbero deliberatamente di chiedere il biglietto ai passeggeri stranieri. Secondo la sua distorta visione, questo avverrebbe per paura o per una sorta di "buonsenso" che, a suo dire, celerebbe un profondo degrado sociale.
Al di là della totale infondatezza di tali affermazioni, colpisce l'ipocrisia di fondo di questa analisi. È infatti singolare che Castellane si astenga dal rivolgere le proprie critiche al Ministro dei Trasporti: sebbene il governo prometta costantemente la "militarizzazione" delle stazioni, nei fatti non riesce a garantire nemmeno l'identificazione dei trasgressori, indipendentemente dalla loro nazionalità.
D'altronde, pretendere coerenza da chi sembra interessato esclusivamente a fomentare odio etnico è probabilmente utopico; la strumentalizzazione del tema del biglietto non mira affatto a migliorare il servizio pubblico o la sicurezza, quanto piuttosto a dividere l'opinione pubblica identificando un capro espiatorio in base all'origine etnica. Un post simile non fa che alimentare un clima di tensione, spostando il dibattito da una seria riflessione sull'efficienza dei trasporti verso una pericolosa retorica discriminatoria, che ignora le reali criticità del sistema in favore di un populismo di bassa lega.