Cerno evoca spettri medievali per alimentare paure irrazionali


In quel teatro dell’assurdo in cui il populismo ha trasformato il dibattito pubblico, c’è chi ha capito che la paura (meglio ancora se ancestrale, irrazionale e mistificata) è la valuta più preziosa sul mercato dell’attenzione.
Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, sembra aver intrapreso una crociata personale contro la libertà religiosa, trasformando ogni cronaca estera in un memento mori laico, dove l’islamizzazione non è più un fenomeno geopolitico da analizzare, ma un mostro sotto il letto pronto a trascinarci nell’abisso della Sharia.

L’ossessione della “Sharia dietro l’angolo”
L’intervento al Tg4 sul caso di Nessy Guerra è il paradigma perfetto del metodo Cerno: prendere un fatto di cronaca drammatico e decontestualizzarlo per trasformarlo in un’arma di propaganda politica. Secondo la narrazione del direttore, le sentenze italiane hanno improvvisamente preso a emanare "odore di sharia". Una tesi che, per reggersi, richiede di ignorare completamente lo stato di diritto italiano e la giurisprudenza europea.
È la retorica del "crollo imminente": una tecnica che fa leva sul panico morale per suggerire che, da un giorno all’altro, le nostre mogli verranno condannate per adulterio nei tribunali di Milano o Roma. È un’iperbole così grottesca da rasentare il surreale, eppure viene presentata con la gravitas di un’analisi geopolitica.

La sindrome del “Complotto dell’Ambiente”
Ma non basta l’islam: il nemico deve essere onnicomprensivo. Ecco allora che il Cerno-pensiero si avventura in territori ancora più impervi, collegando la tutela ambientale in Campania e Toscana all'"immigrazionismo".
L’ambientalismo, per il direttore, non è una questione di vivibilità o salute pubblica, ma l’ennesimo escamotage della sinistra. Siamo di fronte al "complottismo del cemento": si suggerisce che la difesa di un prato o di una collina sia in realtà una manovra segreta per favorire l'arrivo di massa di immigrati. È una deduzione logica così contorta che richiede, per essere compresa, la sospensione totale di ogni principio di causalità.

L’odio come core business
Perché un direttore di testata dovrebbe ricorrere a simili acrobazie retoriche? La risposta è nel modello di business moderno: l’indignazione genera traffico.
Per sfruttare la polarizzazione e rincorrere quel "noi contro loro" che fu alla base dell'intera propaganda nazifascista, è utile dividere il mondo in blocchi monolitici dove "l'Islam" è un blocco unico e la "Sinistra" è una congrega di ipocriti permette di evitare la complessità. Poste quelel bai, la demonizzazione diventa scorciatoia: è molto più facile fomentare l'odio religioso che spiegare le complessità del diritto internazionale o delle dinamiche migratorie.
Il vero pericolo per la nostra democrazia, più che la fantomatica Sharia che Cerno vede dietro ogni angolo, è proprio questo: una classe giornalistica che preferisce cavalcare i peggiori istinti popolari invece di illuminarli.
Quando il dibattito pubblico si riduce a un cahier de doléances dove l'adulterio, il cemento e i Pride diventano facce della stessa medaglia, il risultato non è l'informazione. È il rumore bianco di un mondo che ha smesso di ragionare per preferire la paura. E in questo circo, Cerno è diventato, a suo modo, il più abile dei domatori: basta agitare il velo, evocare un tribunale coranico immaginario e il gioco è fatto. Il click, ancora una volta, è salvo. La verità, invece, è da un'altra parte.
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