Cos'era la “scommessa collettiva” di Adinolfi

Mario Adinolfi è agli arresti con l'accusa di truffa ed evasione fiscale. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe promosso un meccanismo di raccolta fondi presentato come una “scommessa collettiva”, ma in realtà usato in modo ben diverso da quanto dichiarato ai partecipanti . Gli inquirenti ipotizzano che una parte marginale del denaro raccolto fosse effettivamente destinata alle puntate, mentre il resto sarebbe stato usato per spese personali.
Che cos’era “scommessa collettiva”
La “scommessa collettiva” veniva presentata come un’iniziativa comune in cui più persone mettevano insieme denaro per scommettere e condividere eventuali vincite. In realtà, stando alle ricostruzioni giornalistiche sull’impianto accusatorio, il meccanismo si reggeva su bonifici verso conti personali, promesse di rendimenti e una struttura poco trasparente, senza contratti adeguati a garantire l’uso effettivo delle somme per le scommesse. Per la Procura, proprio questa discrepanza tra la narrazione dell’iniziativa e la destinazione reale del denaro sarebbe il cuore della presunta truffa .
Il punto dell’inchiesta
Il passaggio più delicato, sul piano giudiziario, è l’ipotesi che i soldi versati dagli aderenti non fossero impiegati in misura significativa per l’attività promessa, ma trattenuti o comunque deviati rispetto allo scopo dichiarato. È questo il punto che, secondo le ricostruzioni pubblicate, avrebbe convinto gli investigatori a parlare di un sistema fraudolento anziché di una semplice iniziativa mal gestita . Restano naturalmente ferme le garanzie processuali e la presunzione di innocenza, ma l’impianto dell’accusa descrive un quadro molto più grave di una semplice operazione opaca.
Il progetto di Adinolfi avrebbe funzionato per decenni, trovando investitori dietro promessa di guadagni strabilianti. Alcuni si sarebbero fidati perché lo vedevano sempre in tv.


Le testimonianze raccolte tra ke vittime di Adinolfi delineano il profilo di un raggiro che faceva leva sulla fiducia costruita attraverso l’immagine pubblica di un fervente cattolico che si proclamava come un paladino dei valori cattolici. Ad avergli affidato i propri risparmi sarebbero stati anziani, persone fragili e sostenitori del Popolo della Famiglia, che denunciano di essere state attirate nella trappola delle «scommesse collettive» con la promessa di rendimenti fino al 150%. «La difesa dei diritti dei disabili e il suo essere un cristiano autentico mi ha fatto fidare di lui», racconta Maria, ex insegnante che dopo aver versato 82mila euro si ritrova oggi, secondo le sue parole, «sepolta viva» e senza risorse per le cure. Chi ha tentato di riscattare il capitale avrebbe spesso ricevuto risposte sprezzanti o citazioni bibliche, come nel caso della coppia di Modena accusata di «avidità» con il monito: «Non potete servire Dio e Mammona». Un senso di profonda amarezza che accomuna tutti i denuncianti, come confida Ivan: «Non ho perso tutto, ma ho perso molto. La mia dignità».