Diritti umani oltre la tifoseria: la fallacia logica del pastore Carollo


Un recente intervento pubblico del pastore evangelico Luigi Carollo modtra una fallacia logica di fondo che merita di essere analizzata con rigore. Condividendo la notizia relativa al respingimento di una nave da crociera LGBTQ+ da parte delle autorità turche, il pastore ha scritto:



Attraverso queste parole, Carollo sembra voler sollevare un presunto paradosso intellettuale, accusando di incoerenza chi, pur subendo discriminazioni in determinati contesti geografici o culturali, sceglie comunque di sostenere cause legate ai diritti umani dei popoli in questione.
Peccato che il suo ragionamento appaia profondamente viziato da una semplificazione strumentale. Non comprendere perché le persone LGBTQ+ possano sostenere la causa palestinese o i diritti dei migranti significa ignorare i fondamenti stessi del pensiero progressista, che non si basa sulla logica del "occhio per occhio" o sulla vendetta identitaria, bensì sul principio universale dei diritti umani. Condannare l'omofobia, ovunque essa si manifesti, non implica automaticamente il dovere di approvare la violenza, le uccisioni di civili o la negazione della dignità altrui solo perché l'aggressore condivide una posizione omofoba. La difesa dei diritti non è una merce di scambio da barattare in base alla convenienza, ma un impegno etico che deve trascendere le singole contingenze politiche.

È proprio in questo snodo che emerge una sorta di ipocrisia intellettuale. Se il criterio adottato dal pastore fosse quello di negare solidarietà a chiunque esprima posizioni omofobe, allora bisognerebbe interrogarsi sulla coerenza del suo stesso operato. La retorica di Carollo appare finalizzata a sollevare conflitti tra minoranze e soggetti oppressi, suggerendo implicitamente che l'omofobia sia una prerogativa esclusiva di alcune culture o religioni, dimenticando che l'intolleranza è un fenomeno trasversale che si annida in ogni società. Pretendere che l'oppresso diventi a sua volta persecutore o giustificatore di violenze contro chi non condivide i suoi valori significa svuotare di significato qualsiasi battaglia per l'uguaglianza, trasformando i diritti civili in un campo di scontro tribale privo di qualsiasi orizzonte universale.

A questo punto sorge spontanea una domanda che mette a nudo l'intero impianto della sua argomentazione: il pastore Carollo avrebbe espresso lo stesso apprezzamento critico, o un analogo senso di "incomprensibile controversia", se fosse stata la sua Giorgia Meloni a vietare l'approdo a una crociera LGBTQ+ in nome di presunti valori incompatibili con quelli di Carollo o di Jacopo Coghe?
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