La destra tenta di trasformare l’aggredito in bersaglio


L'articolo di Max Del Papa appare come un tentativo di giustificare un atto di violenza privata ai danni di un senzatetto attraverso una narrazione tossica che sposta l'attenzione dalla vittima al carnefice.



L’articolo pubblicato dal suto di Nicola Porro è un esempio di come la retorica dell’"inversione delle responsabilità" possa essere utilizzata per normalizzare atti di violenza, trasformando un’aggressione documentata in un atto di presunta giustizia popolare. L’autore opera una manovra narrativa che mira a depoliticizzare la violenza dell’aggressore, presentandola come una reazione quasi fisiologica e necessaria a un degrado percepito, piuttosto che come un reato.

La delegittimazione delle fonti e della vittima
L’autore scrive: "quel migrante che innocente passeggiava ed è stato sfasciato da un incursorse dei Vannacci, come hanno detto l'Ansa e i giornali pagati dall'Agenda europeista, semplicemente non esiste". Con questa affermazione, Del Papa non si limita a contestare una versione dei fatti, ma invalida alla radice l’intero sistema di informazione mainstream. Etichettando i media come "pagati dall'Agenda europeista", crea una cortina di fumo che solleva il lettore dall'obbligo di confrontarsi con la realtà documentata, trasformando l'aggredito da persona a "iracheno, balordo, sbandato, clandestino". La deumanizzazione è totale: privare la vittima di ogni attributo individuale serve a rendere il pestaggio non solo accettabile, ma auspicabile, come se la violenza fosse un correttivo necessario per un elemento considerato estraneo o nocivo.

La trasformazione dell'aggressore in "tutor"
Un passaggio particolarmente critico è quello in cui l'autore sostiene che l'aggressore, in quanto esperto di arti marziali, "cerchi di calmare l'esagitato", riducendo il pestaggio a "una sorta di tutela fatta in casa, in mancanza del pronto intervento pubblico". Qui Del Papa opera una manipolazione del linguaggio: la violenza fisica non è più tale, ma diventa una forma di "assistenza" o di "tutela". Si tratta di un ribaltamento prospettico che tenta di nobilitare l'aggressore, trasformandolo da esecutore di un atto di violenza privata a garante dell'ordine pubblico, una sorta di supplente delle istituzioni. È l'apologia del vigilante, figura tipica di narrazioni populiste in cui lo Stato è dipinto come inerte o assente, giustificando così il ritorno alla legge del più forte.

La cornice ideologica: la difesa del territorio
Il contesto geografico, descritto minuziosamente, serve a giustificare l'intolleranza. L'autore scrive che "a San Benedetto hanno un dialetto che può ricordare certe località magrebine, e, all’occorrenza, gli stessi metodi spicci". Questa frase non è un semplice inciso, ma la chiave di volta del pezzo: essa suggerisce l'esistenza di un "diritto locale" che trascende la legge nazionale, dove la comunità residente ha il diritto di "difendersi" con ogni mezzo contro chiunque venga percepito come una minaccia alla quiete o all'attività economica (il turismo). L'uso di termini come "scorie" per riferirsi a persone che "si rovesciano in massa" è un lessico puramente eliminazionista, che inquadra la convivenza civile non come un valore, ma come una gestione di un'invasione da fermare con la forza bruta.

L'assenza di contraddittorio e la manipolazione dei fatti
L'articolo si chiude con l'auspicio che il migrante abbia "cambiato aria", celebrando implicitamente il successo della violenza come deterrente efficace. Il fatto che l'autore ignori le risultanze legali e si basi su una propria interpretazione "visiva" del video (fatta a posteriori per avvalorare la tesi) conferma che l'obiettivo non è la cronaca, ma la propaganda. Il pezzo non cerca di comprendere l'evento, ma di fornirgli una cornice ideologica che rassicuri il lettore: se picchi un migrante non stai commettendo un reato, stai solo difendendo il tuo diritto al "bel vivere" e al turismo, legittimando così la barbarie in nome di un presunto ordine sociale da preservare.

Tra i commenti, i seguaci di Porro inneggiano all'aggressire, auspicando che tanti estremisti di destra possano macchiarsi di pestaggi ed aggressioni:







Visti i risultati, ci sarebbe da chiedersi perché Max Del Papa e Nicola Porro non vengano indagati per istigazione alla violenza.
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