Il peso delle parole: il caso Cerno

Tommaso Cerno ha affidato ai social una dichiarazione d’intenti molto pericolosa, asserendo di voler utilizzare il maiuscolo per marcare un’appartenenza religiosa al fine di trasformarla in un’etichetta identitaria da dare in pasto ai suoi lettori.

Per sua stessa ammissione, la sua idea di "cronaca" non è rivolta alla necessità di riportare la verità dei fatti, quanto piuttosto alla volontà di sottolineare con enfasi marcata l'appartenenza religiosa di un reo, rischiaando consapevolmente di spostare il focus dalla complessità sociologica e psicologica del crimine verso una narrazione semplificatoria.
L'uso del maiuscolo per enfasi non è una pratica giornalistica neutra. In un contesto di tensione sociale fomentato dalle destre, una simile scelta editoriale rischia di alimentare pregiudizi e paure, trasformando il racconto di un crimine in un manifesto identitario che contrappone "noi" contro "loro".
Affermare che il crimine contro una donna sia "doppiamente" grave se commesso da un soggetto che risponde a una certa matrice religiosa suggerisce una gerarchia nella percezione della violenza, che rischia di svuotare di significato il carattere universale della battaglia contro il femminicidio e la violenza di genere.