Militante di Vannacci aggredisce un migrante e pubblica il pestaggio sui social

L’episodio di San Benedetto del Tronto non è un fatto isolato, ma la manifestazione di una precisa e pericolosa costruzione narrativa. Tutto ha avuto inizio quando Giuseppe Barboni, imprenditore vicino all’area politica di Roberto Vannacci, è intervenuto per rimuovere un uomo iracheno da lui accusato di bloccare il traffico cittadino. Dopo un breve scambio verbale, la situazione è degenerata rapidamente: Barboni ha scagliato via la bicicletta dell'uomo, lo ha trascinato a terra e lo ha colpito con pugni al volto, per poi gettarlo sul marciapiede. La gravità del gesto è stata ulteriormente amplificata dalla decisione dello stesso aggressore di filmare e diffondere il video sui social media, accompagnandolo con dichiarazioni in cui rivendicava il proprio operato come necessario per porre fine a un presunto "delirio" causato dallo straniero.

Questa dinamica, che parte dall'aggressione fisica documentata in video e arriva fino alla sua giustificazione mediatica da parte di figure dell’area sovranista, delinea un quadro inquietante in cui l'italiano viene dipinto come il "padrone" di casa sua, un individuo legittimato a farsi giustizia da solo contro il "diverso". Il fulcro del problema risiede in un populismo che trasforma il disagio sociale in un'arma politica. Quando si teorizza che il cittadino possa e debba intervenire fisicamente per ristabilire l'ordine, si sta in realtà teorizzando la fine dello Stato di diritto. In questo processo, la vittima viene deumanizzata, trasformata in un bersaglio legittimo piuttosto che in un essere umano con dei diritti, mentre chi aggredisce utilizza una narrazione manipolata per invertire i ruoli e apparire come un tutore della legalità.
La scelta di diffondere sui social media il video del pestaggio non è un errore di valutazione, ma un gesto politico deliberato che trasforma la violenza in spettacolo. Condividere la propria prevaricazione online serve a consolidare il consenso tra chi vede nella forza bruta l'unica risposta efficace ai problemi quotidiani e, contemporaneamente, lancia una sfida aperta alle istituzioni, accusate implicitamente di essere inadeguate.