La retorica della Lega sui diritti: una contraddizione strumentale


Pare evidente che gay e mussulmani siano due tra le categorie sociali piò odiate dai leghisti. Ma pare abbastanza surreale che la Lega voglia sostener che esisterebbe una "grande contraddizione della sinistra" nel tentativo di conciliare il sostegno ai Pride e l'inclusione delle comunità islamiche, mostrando una evidente fatica nel comprendere come funzioni i diritti umani universali.



Pare difficile credere a una genuina preoccupazione per la difesa di certe categorie quando, contemporaneamente, si promuove una linea politica che definisce sprezzantemente i Pride come "carnevalate", valorizza figure istituzionali le cui posizioni sui diritti civili sono note per essere divisive e non prende le distanze da frange del proprio elettorato che utilizzano termini disumanizzanti per definire i migranti.
È fondamentale comprendere che si può essere coerentemente contrari all'omofobia, ovunque essa si manifesti, senza per questo sentirsi obbligati a sostenere o giustificare massacri di civili o derive belliciste. La difesa dei diritti non deve diventare un’arma geopolitica utilizzata per legittimare violenze o interessi legati a dinamiche di potere, petrolio o colonizzazione, soprattutto ad opera di personaggi che none sitano ad erodere diritti ai propri cittadini come sta facendo Trump.
Perché è vero che loro sono quelli che propongono la militarizzazione del territorio o la diffusione delle armi come risposta alle criticità sociali, ma la violenza non mai stata una risposta accettabile. Al massimo evidenzia una ideologia che vorrebbe affidare alla forza ciò che dovrebbe essere risolto attraverso la tutela dei diritti e l’integrazione.

È interessante anche notare come l’odierna retorica leghista sulla presunta "contraddizione della sinistra" ignori la parabola interna del partito stesso. Sembra lontano il tempo in cui, negli anni '90, la Lega Nord accoglieva l'esperienza dei "Los Padanos" (Libero Orientamento Sessuale Padano), un gruppo che arrivò a sfilare ufficialmente ai Pride portando in corteo la bandiera arcobaleno accanto al Sole delle Alpi. Allo stesso modo, non mancano nelle cronache immagini di un Matteo Salvini che, in passato, non disdegnava visite e dialoghi con le comunità islamiche locali in chiave di presunta integrazione territoriale.
Questa metamorfosi (dal tentativo di includere istanze diverse sotto l'ombrello dell'identitarismo padano alla radicalizzazione su posizioni conservatrici e sovraniste) suggerisce che la "contraddizione" non risieda nel campo progressista, ma piuttosto in una precisa scelta strategica del Carroccio. Inseguendo un elettorato sempre più polarizzato e intollerante, la Lega ha progressivamente sacrificato quella eterogeneità interna che un tempo l’aveva caratterizzata, trasformando la difesa dei diritti da valore universale a terreno di scontro elettorale, in un costante capovolgimento di prospettiva storica.
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