La trappola della neutralità: come Provita Onlus distorce il ruolo dei professionisti


Provita Onlus è un'organizzazione integralista di estrema destra che da anni si adopera nella promozione dell'omofobia e dell'intolleranza. In quel loro campare di rabbia verso chi non condivide la loro ideologia, hanno messo in piedi una violenta polemica in merito alla partecipazione di Ordini professionali, come quello degli Psicologi e degli Assistenti Sociali, al Roma Pride.



L'articolo pubblicato da Giuliano Guzzo sostiene che la partecipazione di tali organismi a una manifestazione per i diritti civili comprometta la "terzietà inattaccabile" che dovrebbe caratterizzare le loro professioni. Questa visione presuppone, erroneamente, che esista una posizione "neutrale" nel trattare i diritti umani. Al contrario, l'Ordine degli Psicologi ha chiarito che l'adesione mira a rappresentare nello spazio pubblico valori quali l'ascolto, l'inclusione e la tutela della dignità di ogni individuo. È dunque legittimo chiedersi: è forse "neutrale" ignorare la dignità di specifiche categorie di persone?
Uno degli aspetti più critici della narrazione proposta è l'etichettare come "ideologiche" o "antiscientifiche" le istanze legate al genere e all'identità sessuale. Si tratta di una tattica retorica volta a delegittimare il consenso scientifico internazionale, suggerendo che la professionalità sia compromessa se non si aderisce a una specifica visione, definita dalla fonte come "sana educazione".
Il post pubblicato sui social incara la dose, mettendo in dubbio la neutralità dei professionisti nel lavoro con le famiglie. Tale implicazione appare pretestuosa: la competenza tecnica non si misura sulla base del conformismo, ma sulla capacità di rispondere alle esigenze di una società plurale.

Il loro tentativo mira a isolare i professionisti, invocando una presunta "neutralità" che, nei fatti, somiglia più a una richiesta di silenzio sui diritti civili. Sostenere che l'impegno civile sia incompatibile con la deontologia professionale è una posizione che rischia di indebolire proprio le categorie che sostiene di voler tutelare, riducendo la complessità del lavoro psicologico e sociale a una mera questione di schieramento ideologico. Inoltre, è inaccettabile che Jacopo Coghe insista nel voler contrapporre "le famiglie" alle persone gay, cercando di ridefinire la famiglia come un organo ideologico e non come una realtà plurale, capace di assumere forme diverse nel rispetto della dignità umana.
Commenti