Quelli che simpatizzano per Adinolfi e non per chi ha perso i propri risparmi

La Repubblica ha raccontato la vicenda di una coppia di anziani, che avrebbero perso 79mila euro affidati a Adinolfi per le sue promesse di facili guadagni attraverso un sistema di scommesse sportive. Un sistema che su Gayburg avevamo denunciato già nel 2023 e che diventa ancor più grave nelle accuse dei PM, secondo cui molti dei soldi a lui affidati non sarebbe mai stati investiti perché dirottati nell'acquisto di beni di lusso.

Ciò che colpisce, tuttavia, non è solo la gravità dell'accusa, ma la reazione di una parte della platea digitale. Anziché soffermarsi sulla vulnerabilità delle vittime o sulla serietà dell'illecito, c'è chi sceglie di trasformare la vicenda in un terreno di scontro ideologico, arrivando paradossalmente a esprimere ammirazione per l'accusato.

È una reazione che si è vista anche in Francia, dove Le Pen parrebbe crescere nei sondaggi ogni condanna per appropriazione indebita, quasi come se l'elettorato populista nutrisse una profonda stima per chi cerca di fare il furbo.
Il fenomeno osservato nei commenti rivela una preoccupante deriva. Alcuni utenti ignorano completamente il presunto danno economico subito dalle vittime, preferendo concentrarsi sulla battaglia culturale dell'accusato contro il Pride, etichettato come una "mafia". In questo contesto, l'ideologia funge da scudo protettivo, rendendo il soggetto immune a qualsiasi giudizio morale o legale.
Emblematico è commento di un utente che dichiara di "iniziare a stimarlo" nonostante la natura della denuncia: sembra essersi instaurata una logica per cui l'arroganza, la provocazione e la capacità di scontrarsi con "il nemico" (in questo caso identificato con il mondo LGBTQ+ o con il sistema) acquisiscano più valore dell'onestà e del rispetto verso le persone fragili.
Ad apparire particolarmente spregevole è il commento che attacca le vittime, descritte come "cattolicissime ma con la bava alla bocca" perché attratte da "rendimenti oltre il 40%". Invece di empatizzare con chi è stato raggirato, si colpevolizzano i raggirati, quasi a giustificare l'accaduto come una punizione per la loro presunta avidità, minimizzando così la responsabilità dell'accusato.
Questa reazione digitale è la prova di quanto il "tifo" ideologico possa accecare la bussola morale. Quando la fedeltà a un personaggio o a una causa diventa totalizzante, la distinzione tra giusto e sbagliato sfuma fino a scomparire. Non importa se le accuse riguardano presunte truffe ai danni di anziani: per alcuni, il fatto che il protagonista sia un nemico dichiarato dei propri avversari è motivo sufficiente per giustificarlo o, peggio, per elevarlo a idolo.
Voler trasformare un presunto truffatore in un "eroe" solo perché alimenta una cultura dello scontro è il segnale che, nel dibattito pubblico, la coerenza etica è stata definitivamente sostituita dal culto dell'appartenenza a ogni costo.