Le incessanti strumentalizzazioni del pastore evangelico

Non si contano i messaggi in cui il pastore evangelico Luigi Carollo ha attaccato chi promuove l'accoglienza, spesso elogiando una destra che promette grandi deportazioni di massa e che sperpera denaro pubblico per costruire enormi campi di prigionia in Albania. Però accusa Sánchez di non aver dato da bere ai migranti, forse infastidito perché in ventiquattro ore ne ha espulsi più di quanto la sua Giorgia Meloni non abbia fatto in quattro anni.
Per chiarire che il suo odio è prettamente politico, arriva persino a dichiarare che vedrebbe "comunisti" in Spagna e tira in ballo le solite opposizioni.

Tra i commenti, il pastore rude – insieme a proseliti divertiti da chi è morto in mare – elogia chi sostiene che la Bibbia imporrebbe di essere di destra.



Insomma, chi non è di destra va accusato di comportarsi quasi come loro?
Il tenore non migliora in un messaggio in cui attacca gay e chi si oppone al genocidio palestinese (ma che nella sua retorica diventano anti-israeliani):

Questa volta ha deciso di dispensare le sue ricette salvifiche per "cambiare la storia dell'uomo e il suo comportamento". Peccato che, tra un proclama spirituale e l'altro, il menù offra la solita solfa intrisa di intolleranza e dietrologia spicciola.
Secondo il pastore, per cambiare le cose bisognerebbe smetterla con "bandiere arcobaleno e simboli massonici", in un cortocircuito logico e culturale notevole: da un lato si sminuiscono i diritti civili e la visibilità della comunità LGBTQ+ riducendola a un fastidioso orpello cromatico, dall'altro si evocano ombre massoniche e complotti globali degni della migliore, o peggiore, teoria del fascicolo cospirazionista da bar. È la fiera del qualunquismo dogmatico, dove il dissenso verso la libertà altrui viene mascherato da battaglia di principio.
Nel suo decalogo, il pastore invoca la necessità di proteggere le nuove generazioni formandole attraverso un mix singolare: "bibbia e giornale". Un'ambizione educativa che, alla luce delle premesse, suona più come un tentativo di indottrinamento preventivo che come un invito al libero pensiero. Quando a dettare le regole del discernimento è una visione così marcatamente ideologica e chiusa, il rischio è di crescere giovani non già liberi di pensare, ma educati a guardare il mondo attraverso il filtro del sospetto e del pregiudizio. Ma il pezzo forte del post arriva in chiusura, quando Carollo invoca a gran voce: "Basta con i simboli... ci vogliono più facce esposte". Un'esortazione paradossale, se vista da chi si trincera dietro il pulpito digitale della propria pagina social per lanciare anatemi contro la libertà d'espressione altrui e i diritti civili.
La "chiesa di Gesù" di cui parla il pastore, anziché farsi portatrice di ponti e accoglienza, sembra voler erigere nuovi muri, riducendosi a megafono di una polemica stantia e fuori dal tempo. Di fronte a tanta retorica reazionaria, verrebbe quasi da rispondere che di "facce esposte" ce ne sono già troppe: soprattutto quando a metterci la faccia è chi vorrebbe riportare indietro l'orologio della storia.