Aosta, la bandiera del Pride trasformata in una svastica: bufera sul segretario del vescovo


Sabato scorso, oltre tremila persone hanno partecipato al Pride di Aosta. Ad insultarli ci ha pensato Gilbert Turcotti, segretario personale del vescovo della città.
In un post pubblicato sul suo profilo WhatsApp, l'autore ha condiviso un’immagine in cui la bandiera arcobaleno del Pride si trasforma graficamente in una svastica, accompagnata dalla didascalia: «Questioni di prospettiva…». Interpellato sulla vicenda, lo stesso Turcotti ha liquidato l'accaduto sostenendo che si trattasse semplicemente di «un bel disegno colorato».

La ferma condanna del Comitato Aosta Pride
La pubblicazione dell'immagine ha suscitato un'immediata ondata di sdegno e reazioni istituzionali. A rompere il silenzio è stata Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride, che ha usato parole durissime per stigmatizzare il gesto: «Trasformare la bandiera del Pride in una svastica è un insulto alla memoria delle persone omosessuali e trans perseguitate, deportate e uccise dal nazismo, marchiate nei campi di concentramento con il triangolo rosa. Che a pubblicarla sia stato il segretario del vescovo indigna tutta la nostra comunità e ferisce profondamente le persone LGBTQIA+ cattoliche e cristiane, che vedono tradito il messaggio evangelico in cui si riconoscono».

La replica della Diocesi e la delusione degli organizzatori

La polemica ha inevitabilmente lambito la figura del vescovo di Aosta, spingendo la Diocesi a intervenire con una nota ufficiale per chiarire la propria posizione. Nel comunicato si specifica che la linea della Chiesa locale viene espressa esclusivamente attraverso i canali ufficiali e che qualsiasi altra presa di posizione, da chiunque espressa, riveste il carattere di «parere personale».
Una precisazione che, tuttavia, non ha placato gli animi né soddisfatto gli organizzatori. Il Comitato Aosta Pride ha replicato con fermezza sottolineando che nella nota diocesana non vi sia alcuna presa di distanza esplicita dal contenuto dell'immagine né un pensiero per le persone offese, preannunciando di voler valutare ogni opportuna sede per tutelarsi.
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