Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate in Campidoglio (dal loro editore)


La notizia appare surreale. Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile sono state insegnite del "Premio Internazionale della Cultura" presso il Campidoglio.
Almeno non è stato il Comune a farlo: la Sala Protomoteca, come molti spazi di rappresentanza capitolini, è affittabile da soggetti terzi per eventi privati, convegni o kermesse editoriali.
Il premio in questione, ossia il Premio Internazionale alla Cultura (PIC), ideato dall'editore Alessandro Gian Maria Ferri, non ha alcuna natura istituzionale. Tuttavia, il dettaglio tecnico dell'affitto degli spazi sbiadisce di fronte all'efficacia comunicativa dell'operazione. Per due personaggi la cui intera esistenza pubblica si è fondata sulla manipolazione del mezzo televisivo e sulla spettacolarizzazione del consenso, calcare il pavimento del Campidoglio per ricevere un riconoscimento dalle mani del proprio editore (per giunta per libri di ricette e memorie) rappresenta un colpo di marketing magistrale. Un modo per trasformare un passato di condirme e gogna in un "riscatto" da sbandierare in un reel trionfalistico intitolato "Grazie Italia".

I precedenti: ascesa, truffa e caduta dell'impero delle televendite
Per comprendere l'incredulità e la rabbia dell'opinione pubblica, occorre ripercorrere i tratti salienti di una parabola giudiziaria che ha segnato la storia della televisione commerciale italiana tra gli anni Novanta e i primi Duemila.

  • Il metodo Marchi: Partite da Castel Guelfo, Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile costruiscono un impero economico basato sulle televendite, trasformandosi prima in "sacerdotesse" del sale miracoloso, degli amuleti e dei numeri fortunati, e infine stringendo il sodalizio con il sedicente mago Do Nascimiento.

  • La leva psicologica: Il core business delle televendite non era la vendita di un prodotto, ma lo sfruttamento cinico e spregiudicato delle fragilità umane: malattie incurabili, disperazione economica, solitudine e paura del futuro venivano monetizzate promettendo miracoli in cambio di cifre esorbitanti.

  • Il crinale giudiziario: Nel 2001 l'inchiesta di Striscia la Notizia e le successive indagini della magistratura smascherano il sistema. Nel 2009 arriva la condanna definitiva della Corte di Cassazione: 9 anni e mezzo di reclusione per entrambe, con l'accusa gravissima di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e bancarotta fraudolenta.

La spettacolarizzazione della pena e l'amnesia collettiva

Scontata la pena ed espiato il debito con la giustizia, in un paese normale il cittadino ritrova i propri diritti civili. Ma il caso di Wanna Marchi e Stefania Nobile tocca un nervo scoperto: il diritto all'oblio versus il diritto della collettività a non dimenticare la gravità del danno sociale inferto.
Le due donne non hanno mai realmente cercato un congedo silenzioso dalla vita pubblica. Al contrario, la loro strategia post-carcere è stata un tentativo costante di normalizzazione e autoassoluzione morale, passando per interviste, docuserie, libri e comparsate social, fino a questa passerella capitolina.

Vedere oggi le due ex regine delle televendite brindare in Campidoglio, osannate da una nicchia di fedelissimi che già le vorrebbe nei reality show, dimostra che nel circo mediatico contemporaneo la colpa si cancella facilmente, purché generi interazioni, visualizzazioni e polemiche. E questa, più che una vittoria editoriale, è la vera sconfitta della memoria collettiva.
1 commento