Il tribunale dell'inquisizione social

La deriva più preoccupante del dibattito pubblico contemporaneo non è il disaccordo sulle leggi, ma la pretesa di esercitare un controllo inquisitorio sulle coscienze altrui. È quanto emerge chiaramente dal post di Antonello Iapicca, rilanciato sui social da Simone Pillon, che trasforma il voto di un consiglio regionale sul fine vita in un vero e proprio tribunale politico-religioso.
La gogna dei "cattolici in regola"
Nel post, i singoli politici vengono passati al setaccio non per le loro competenze amministrative o per l'impatto economico delle loro scelte, ma per la vicinanza più o meno ortodossa a un determinato recinto confessionale. Si stila un vero e proprio elenco, diviso rigidamente tra "promossi" e "bocciati", misurando il pedigree cattolico di ciascuno.
Ciò che scandalizza gli autori non è la violazione di una norma civile, ma il fatto che alcuni cristiani abbiano scelto di non imporre la propria visione dogmatica attraverso la legge dello Stato, rispettando la libertà di scelta e la dignità dei malati terminali di fronte alla sofferenza estrema.
Il rifiuto della compassione e della libertà di coscienza
- Confondere la politica con il catechismo: Pretendere che il legislatore trasformi un precetto confessionale in un obbligo giuridico per tutti i cittadini significa calpestare il principio di laicità dello Stato e ridurre la fede a ideologia coercitiva.
- Negare la complessità del dolore: Di fronte alla drammaticità del fine vita, liquidare la scelta di garantire tutele e autodeterminazione come un tradimento morale dimostra una totale assenza di empatia verso il vissuto dei malati e delle loro famiglie.
- L'uso intimidatorio della fede: Pubblicare elenchi di nomi e cognomi associati all'appartenenza ecclesiale ha un unico obiettivo: intimidire, delegittimare e scatenare il disprezzo della piazza digitale contro chiunque rifiuti il fondamentalismo.
Oltre il dogmatismo: il valore della laicità
La vera testimonianza cristiana non ha bisogno di decreti punitivi né di liste di proscrizione social. Ridurre la fede a un marchio di fabbrica da esibire per reprimere la libertà altrui significa tradire il senso stesso della persona e della compassione. La politica, soprattutto sui temi di fine vita, dovrebbe farsi carico del dolore reale delle persone e non trasformarsi nello strumento di rivalsa di un cattolicesimo intransigente e intollerante.