Stereotipi e discriminazione al Luna Park di Lucca

In luna park di Lucca, una classica attrazione basata sulla forza fisica è finita al centro delle polemiche per l'utilizzo di etichette apertamente omofobe, sessiste e abiliste rivolte ai frequentatori, specie i più giovani.
Il caso della giostra "El Toro"
La giostra, denominata "El Toro", invita i partecipanti a misurare la propria forza piegando le finte corna di un animale per far scorrere una scala di valori. Se i punteggi più alti premiano categorie come "sportivo", "fusto" o "torero", la parte bassa della classifica ricorre a stereotipi offensivi: "gay" in associazione ad una scarsa forza fisica, "signorina" come sinonimo di debolezza e "Inabile" relegato all'ultimo posto della scala.
La denuncia e la reazione della politica
A sollevare il caso è stata l'associazione LGBTQIA+ Coming Out, che ha immediatamente denunciato l'accaduto sui social media. La protesta ha trovato l'appoggio immediato del consigliere comunale di opposizione Daniele Bianucci (AVS):
"Sei forte a tirare i pugni? Sei un toro. Non sei forte? Sei un gay o una signorina. Succede non in un film degli anni Settanta, ma nel 2026 al Luna Park di Lucca. Alimenta un immaginario pericoloso che appartiene al patriarcato più becero."
Il consigliere ha sottolineato come la questione non debba essere ridotta a una semplice goliardia, evidenziando il rischio che simili messaggi, veicolati di fronte ai più piccoli, alimentino stereotipi dannosi, bullismo e difficoltà di accettazione personale.
La risposta dei gestori e la parziale rimozione
Interpellato sulla vicenda, il responsabile del luna park, Alberto Salvatore De Luca, ha minimizzato l'accaduto definendo l'attrazione molto vecchia e sostenendo che l'attenzione della direzione fosse concentrata primariamente sulla sicurezza degli impianti. Tuttavia, a seguito delle proteste, il proprietario dell'attrazione è intervenuto nel pomeriggio coprendo le scritte "gay", "signorina" e "cornuto" con del nastro adesivo nero, sebbene il termine "inabile" sia inizialmente rimasto al suo posto.
Una vicenda che riaccende il dibattito culturale nel Paese sulla necessità di sradicare linguaggi e narrazioni stereotipate dai contesti quotidiani e ricreativi.