Il partito di Vannacci vorrebbe aizzare i cani contro i manifestanti

Il leghista del video, insieme ad altri attivisti del gruppo giovanile del partito di Matteo Salvini, promette di attuare deportazioni e rastrellamenti nei ghetti. Dichiara candidamente di voler deportare migliaia di persone su base etnica, usando un termine coniato dall'ultra-destra populista. Sostiene che debbano pagarla tutti per gli errori di qualcuno, dato che gli innocenti di etnia a loro sgradita dovrebbero rispondere delle azioni penali commesse da altri. In fondo è evidente che solo i partiti che hanno rubato 49 milioni di euro agli italiani meriterebbero di stare al governo...

Non va meglio con il partito di Vannacci, che vorrebbe aizzare cani contro i manifestanti e che propone una maggiore disinvoltura nell'utilizzo di manganello e proiettili di gomma. Lo propone capogruppo di Futuro Nazionale alla Camera, Edoardo Ziello, recentemente fuoriuscito dalla Lega.

Per loro, la violenza, le minacce e le deportazioni di massa sono la risposta a tutto. In fondo è complicato analizzare le situazioni o prevenire scontri: dire che ci sarà ordine e disciplina dettati dalla paura è ben più semplice. L'importante è che nessuno chieda a loro di rispondere dei loro reati, dato che è sottointeso che le loro regole varranno solo per gli altri.
Peccato che parlare di "manganellata educativa" e chiedere che le forze dell'ordine abbiano "mano libera" fino a insinuare l'uso di forme di coercizione sempre più estreme non è una semplice sortita demagogica. È una visione che distorce il ruolo costituzionale delle forze di polizia, le quali sono chiamate a tutelare la sicurezza democratica e non a trasformarsi in uno strumento di terrore psicologico.
In una democrazia matura, l'uso della forza è l'estrema ratio, rigorosamente regolamentato e proporzionato. Ridurre il dissenso o la gestione della piazza a una questione di "sberle mai prese" banalizza dinamiche sociali complesse e rischia unicamente di innescare una spirale di violenza e contro-violenza.

La proposta di estendere e radicalizzare l'uso dei cani come "dispositivi di sottomissione" per contenere le folle ha sollevato l'immediata reazione dell'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), che ha parlato apertamente di "abominio etico" e di metodi che richiamano pagine buie della storia, come quelle della Gestapo nei regimi autoritari del Novecento.

La critica non è ideologica, ma radicata nel diritto e nella scienza comportamentale. Con la riforma dell'Articolo 9 della Costituzione, la Repubblica italiana riconosce gli animali come esseri senzienti. Utilizzarli come scudi o armi a quattro zampe nei contesti urbani ad alta tensione è in diretta contraddizione con la carta fondamentale. Inoltre, il sovraccarico sensoriale e i rischi in piazza: Catapultare i cani tra fumogeni, lacrimogeni, petardi e urla significa sottoporli a traumi psicologici profondi. In condizioni di forte stress, la reazione di un animale diventa imprevedibile, aumentando il rischio che attacchi indistintamente manifestanti, passanti o gli stessi agenti.
Sebbene le unità cinofile siano già impiegate in compiti specifici (antidroga, ricerca e soccorso o deterrenza sotto stretto controllo del conducente), trasformarli in mezzi di contenimento della folla condanna questi animali a una vita operativa breve, logorante e ad alto rischio di lesioni gravissime.
Ovviamente non ci aspettiamo che chi vorrebbe far sbranare i manifestanti possa interessarsi alla salute die cani che intende usare come arma di repressione.

Pare dunque evidente che le proposte di repressione indiscriminata avanzate da alcuni componenti politici cercano di far leva sul comprensibile sdegno dei cittadini di fronte agli atti di vandalismo, fornendo tuttavia risposte demagogiche e pericolose. I cani non sono armi improprie né strumenti di terrore, e i diritti garantiti dalla Costituzione non possono essere calpestati con la scusa dell'emergenza, soprattutto quando certi partiti vorrebbero creare false emergenze continue per sopprimere le libertà civili e i valori della nostra Costituzione.
Rispondere alle criticità sociali con la retorica dello scontro e la strumentalizzazione degli animali non garantisce affatto più sicurezza: riduce unicamente il grado di civiltà del nostro Paese.


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