Il pensiero unico proposto dai Giuristi per la vita


I gruppi anti-gay sono solito riproporre sempre gli stessi sloga. Se si parla di punire i rati di stampo omofobo, dicono che sia a rischio «la libertà di opinione». Quando si parla di educare alla diversità, allora si sostiene l'esistenza di «un pensiero unico» da contrastare.
Date le premesse, dovremmo presumere che il mondo omofobo sia la patria della libertà di opinione, con correnti di pensiero alternate che permettano a tutti di potersi esprimere liberamente. Certo, quando poi ci dicono che la loro patria ideale è la Russia, qualche dubbio viene... ma a destare ulteriori curiosità è un documento diramato dall'associazione Giuristi per la vita in vista del Family Day dello scorso sabato.

Nella parte iniziale si sostiene che «è probabile che a margine della manifestazione vi siano dei contestatori e/o attivisti. Non possono quindi escludersi a priori possibili cori, striscioni, ostentazioni plateali, provocazioni. Nella peggiore delle ipotesi eventuali frasi forti o addirittura insulti». Insomma, la premessa è che i gay sono cattivi e violenti, ma non è questo a preoccuparli. Proseguono infatti nel dire che:

Spesso alcuni manifestanti agiscono in maniera più nascosta e talvolta subdola. Potrebbero cercare di intervistarvi e/o filmarvi prima o dopo la manifestazione, con atteggiamento all'inizio pacato, come fossero semplici curiosi o giornalisti. Ebbene, EVITATE di rilasciare dichiarazioni, che potrebbero essere strumentalizzate o distorte. UNA SOLA risposta sbagliata può delegittimare l'intera manifestazione, quindi è essenziale, se cercano di avvicinarvi, anche se vi sentite la persona più preparata della terra su tematiche relative a "famiglia", "gender" e altro, RIFIUTARSI cortesemente ma decisamente di rilasciare interviste e rimandare, semmai, ai portavoce ufficiali. La tecnica del giornalista (specie improvvisato) è l'insistenza. E voi insisterete nel rifiutare cordialmente.

L'impressione è che a far paura sia l'opinione di chi è in piazza. Ovviamente si sostiene che quei cattivoni dei gay strumentalizzeranno le parole pronunciate, ma basta quella motivazione per invocare una rinuncia a quella «libertà di opinione» che tanto si rivendica se c'è da difendere l'omofobia? E che dire di quell'invito a rivolgersi ai portavoce ufficiali: ci si lamenta di un presunto «pensiero unico» attribuito ai gay, ma poi si chiede ai propri manifestanti di mandare i giornalisti a farsi dire quello che pensano da qualcun altro. Il pensiero unico non è forse quello in cui l'opinione personale viene demandata a terzi?

Giusto per fare un confronto, questa foto è stata scattata durante la manifestazione dei Sentinelli di Milano in occasione del convegno omofobo di Regione Lombardia. Quella che si vede è una giornalista Rai che si aggira tranquillamente fra il pubblico e pone domande a persone scelte a caso: tutti hanno risposto tranquillamente e nessuno l'ha mandata da altri, anche perché ognuno ha una storia e nessun altro avrebbe mai potuto spiegare le sue intime motivazioni per la partecipazione. In fondo, trattandosi di opinioni, chiunque avrebbe tranquillamente potuto dissentire.

Come si può dunque pensare di poter scendere in piazza nel momento in cui pare si teme ciò che i propri manifestanti potrebbero dire? A voler pensare male, la memoria ci potrebbe portare all'ottobre del 2014. Nonostante anche fra le Sentinelle in piedi ci sia l'obbligo di non rilasciare dichiarazioni e di rimandare l'espressione del proprio pensiero ai portavoce ufficiali, in quell'occasione un giornalista riuscì a farle parlare. E quello che ne uscì ci rivelò come le rivendicazioni personali fossero un po' diverse dagli slogan. C'è chi era lì perché provava fastidio dinnanzi a due uomini che si baciano, chi rivendicava il diritto di dire alla figlia di non giocare con una compagna che avesse due mamme o chi voleva poter urlare insulti omofobi ai gay senza rischiare di doverne rispondere.

Tornando alla lettera, i Giuristi per la vita hanno fornito anche tutte le informazioni per poter denunciare eventuali contro manifestanti. Si suggeriva di formare dei gruppi e di scambiarsi i numeri di telefono per poter querelare chi avesse protestato contro di loro con modalità che potessero sconfinare in ipotesi di reato. Nel caso di di siti internet o carta stampata, si dicono pronti ad offrire assistenza legale a chiunque si riconoscesse nelle fotografie pubblicate dato che «esistono una serie di reati -ingiuria, diffamazione a mezzo stampa, diffamazione via internet- per i quali si può procedere in sede penale nei confronti degli autori».
Se la legge è legge e questo non è un problema, un po' più opinabile è come si vogliano tutelare quelle stesse persone che solo pochi giorni prima hanno ricoperto di insulti e di insinuazioni un povero minorenne brasiliano che era ritenuto "colpevole" di averballato in un modo che a loro non piaceva. E se le regole devono valere per tutti, perché non offrire assistenza legale anche a quel bambino dinnanzi a chi l'ha diffamato pur di invitare la gente a partecipare al Family Day?
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