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Mario Adinolfi usa pure i morti per la sua campagna elettorale: «Gli assassini sono gay ma la lobby lgbt silenzia i giornali»

Ci siamo già occupati di come giornali cattolici abbiano sciacallaggio la notizia della morte di Luca Varani, ma nessuno si era spinto sino all'orrore ostentato da Mario Adinolfi. Ormai appare chiaro che la sua campagna elettorale si basterà sull'odio e sulla diffamazione, motivo per cui c'è solo da chiedersi se ci scapperà il morto prima che il leader integralista la finisca di spargere odio contro gay e lesbiche.

È dalla su pagina Facebook che Adinolfi calpesta il ricorso della giovanissima vittima attraverso un uno strumentale del suo omicidio. E scrive:

Repubblica riesce a raccontare l'orrore della morte di Luca Varani senza mai scrivere la parola "gay". Eppure Manuel Foffo, l'omicida, a Roma era notissimo insieme all'amico Marco Prato come organizzatore di eventi per la galassia omosessuale. E Varani secondo l'ipotesi accreditata è stato ucciso per aver rifiutato un rapporto con Foffo ed il suo amico, in maniera infinitamente crudele. Come la professoressa Rosboch, vittima di altri due gay impazziti. Anche lì, la morbosità si concentra sulla povera donna strangolata e poi gettata forse ancora viva in un pozzo di acqua gelida, niente titoli sul rapporto omosessuale tra i due assassini, che pure forse ha puntellato il delirio omicida della coppia di amanti con un dislivello d'età di 34 anni. La lobby Lgbt nella comunicazione è molto forte, riesce a occultare i particolari per sé fastidiosi.

Insomma, pare proprio che Adinolfoi abbia deciso di sostenere che i gay uccidano sulla base del loro orientamento sessuale. Si tratta di una posizione falsa, strumentale e molto scorretta.
Dinnanzi ad una ragazza chi si dice schifata dallo sciacallaggio di Adinolfi, c'è chi la invita ad andare da uno psicologo mentre il candidato sindaco se ne esce con un imbarazzante: «Vi irrita che si facciano notare queste cose, eh, Daniela». Ovviamente ad irritare è un uomo che usa un morto per cercare voti, quasi come se la vita umana non avesse valore e potesse essere sfruttata per tornaconti personali.
Poi, dinnanzi a chi parla di omofobia, il guru dell'odio aggiunge: «Quindi chiara secondo il tuo ragionamento se io ritengo, nella mia autonomia di valutazione giornalistica, che la componente sessuale fosse un puntello che ha reso sufficientemente forti i due per mettere in pratica il progetto omicidiario, io commetto un reato e devo andare in galera? Ho capito bene?».
Ed ancora, spergiurando che la causa dell'omicidio sia la presunta omosessualità dei due giovani, Adinolfi spergiura di avere in mani i documenti d'indagine dei carabinieri (che peraltro dovrebbero essere segreti).

Ma a preoccupare non è tanto un essere come Adinolfi, quanto quei folli che credono alle sue parole. Tra loro c'è chi scrive: «La Gaystapo occulta la natura sadica e perversa dei gay che progettano ed attuano crimini orrendi e sintomatici di malattia mentale, come faceva il PCI quando definiva i terroristi "compagni che sbagliano"». Un'altra sostiene che «le lobby che hanno forti influenze su tutti i media, scrivono le notizie facendosi carico di marcare poco la parola gay, per 'proteggere' il loro mondo».
Ed ancora: «Fosse stato un gay ucciso da due etero sai che valanga di servizi e programmi di approfondimento. O se ad uccidere la donna fossero stati due eterosessuali si sarebbe parlato di femminicidio. Quando l'informazione è serva, è regime. Poveri noi dove stiamo andando a finire».

A proposito, quella nella fotografia di apertura che appare incollato alle labbra di Flavia Vento è Marc Prato, uno dei due presunti assassini nonché l'organizzatore di serate gay indicato da Adinolfi. Evidentemente pare che il leader dell'integralismo cattolico conosca il suo orientamento sessuale più della soubrette dato che Adinolfi si lamenta che non tutti i giornali l'abbiano apostrofato come un gay solo perché così lui avrebbe potuto ottenere dei voti in più.


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