Il ministro Fontana e la sua partecipazione al "Verona family pride" di Forza Nuova

Continuano ad emergere dettagli sulle posizioni integraliste di Lorenzo Fontana, l'uomo che Matteo Salvini ha voluto come ministro della famiglia del suo governo.
Fontana sostiene che la famiglia sia solo quella eterosessuale, è contrario al diritto delle donne di poter interrompere una gravidanza ed ha condotto una campagna per il referendum sull’autonomia del Veneto al fine di rendere più permissive le leggi sulla legittima difesa e contro lo ius soli.
Ammira Putin e gli attribuisce un «grande risveglio religioso cristiano» in Russia. Ha tifato per Viktor Orbán in Ungheria, per il partito nazionalista austriaco e contro l’entrata della Turchia nell’Unione Europea.
Dice di volersi spendere «tutela delle minoranze cristiane nel mondo» mentre ha fatto dell'odio contro le altre minoranze la sua piattaforma politica.

Lo scorso febbraio a Verona è stato organizzato il primo “Festival per la Vita” organizzato da Provita Onlus, durante il quale Fontana dichiarò che i valori da difendere «sono quelli della Chiesa cattolica» perché altrimenti aumenterà «l’islamizzazione». Il suo auspicio è un ritirno «a un’Europa cristiana» in cui non vi sia libertà religiosa e laicità. Promosse anche il bus transofobico di Savarese, sostenendo che l'educazione al rispetto «confonde l’identità sessuale dei bambini».
Citando la propaganda integralista di Gianfranco Amato, su Facebook scrisse: «La prima e fondamentale educazione è un dititto delle famiglie e non spetta né allo Stato, né alle scuole né ai mass media. Come disse Chesterton: “Verrà un tempo in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Chi difende la normalità oggi è un eroe!».

Nel 2015 partecipò al “Family Pride” di Verona, un evento anti-gay oganizzato da Forza Nuova e dal circolo Christus Rex gestito. In quell'occasione manifestò contro le famiglie gay al fianco di Yari Chiavenato (ex responsabile di Forza Nuova che vanta guai giudiziari per risse e aggressioni, nonché per il manichino nero impiccato allo stadio di Verona) e Luca Castellini (un capo degli ultrà che è anche il coordinatore del Nord Italia di Forza Nuova e che alla festa dell’Hellas del luglio 2017 aveva gridato dal palco: «Chi ha permesso questa festa, chi ha pagato tutto, chi ha fatto da garante ha un nome: Adolf Hitler!»).


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