La bufala integralista sulla Corte Conti che avrebbe depositato un esposto contro il patrocinio al Toscana Pride



"Toscana Pride: Corte Conti deposita esposto contro patrocinio concesso dalla Regione. A darne notizia, in una nota, è Filippo Fiani, nella sua qualità di presidente dell’associazione Difesa dei valori Valdarno". È quanto scrive Controradio, una testata giornalistica fiorentina.
Non sappiamo se sia davvero Fiani ad andare in giro a sostenere una simile bufala, ma i fatti sono un po' diversi da come l'articolo li spaccia. A depositare l'esposto, infatti, non è certo stata la Corte Conti così come sostiene il titolo, bensì lo stesso Fiani (curiosamente presentato a nome di una anonima associazione e non come esponente della CitizienGo nonostante sedesse al fianco di Gasparri, Pillon, Belpietro e Gandolfini alla serata di gala organizzata dall'organizzazione integralista).

Riportando persino il passaggio in cui il il proclamo dell'adonolfiniano si spinge a sostenere che il Toscana Pride possa promuovere la pedofilia in virtù di come quell'accostamento ecciti quei fondamentalisti che hanno fatto dell'omofobia la propria fonte di reddito, la testata scrive anche:

Un esposto è stato depositato alla procura della Corte dei Conti di Firenze contro il patrocinio concesso da Regione Toscana, Provincia di Arezzo e Comune di Terranuova Bracciolini al Toscana Pride del 16 giugno prossimo a Siena.
Il soggetto ricorrente chiede “di verificare – si legge nell’esposto – se tali patrocini consistenti in erogazioni di denaro pubblico per pubblicizzare e promuovere atti contrari alla legge” costituiscano o meno “un’ipotesi di responsabilità contabile per uso scorretto e indebito di denaro pubblico, con conseguente danno erariale”.
Secondo l’associazione la manifestazione promuove la poligamia, la ridefinizione di famiglia, l’adozione ai single e alle coppie omosessuali, il matrimonio egualitario, l’autoinseminazione per le donne single e l’utero in affitto, “e probabilmente la pedofilia – si afferma anche nell’esposto – quando ad un certo punto il manifesto parla di ‘promuovere le relazioni sessuali basate sul consenso'”.

Viene omesso il dettaglio sul fatto che a presentare l'esposto sia stato l'avvocato Francesco Vannicelli. Un uomo che, a meno di improbabili omonimie, è uno dei «giuristi cattolici» che ha firmato il documento redatto dal Centro Studi Livatino contro la legge sulle unioni civili. Un documento pubblico in sui si affermava che «in un momento di così seria crisi demografica e di tenuta del corpo sociale, auspichiamo una legislazione che, in coerenza con lo spirito e con la lettera della Costituzione, in particolare degli articoli 29 e 31, promuova la famiglia e favorisca la maternità, e così metta da parte ddl come quello c.d. sulle unioni civili, ostili alla dignità della persona, all’interesse del minore, al bene delle comunità familiari, al futuro dell’Itali».

Fa comunque rabbrividire l'idea che l'informazione italiana sia capace di attribuire alla Corte Conti le pretese avanzate da un tizio che sulla sua pagina Facebook aderisce entusiasticamente agli appelli di Pillon per eleggere Fontana quale massimo esponente delle rivendicazioni integraliste o che sfotte intere famiglie con messaggi in cui rivendica il suo sostenere che la sua ostentata passione per la vagina femminile lo legittimi ad insultare e denigrare le famiglie altrui come messaggi intollerabili e intolleranti come questo:



Anzi, fa rabbrividire che una missiva a firma di chi pubblica simile materiale e chi vive deridendo il prossimo non venga cestinata senza neppure leggere come Fiani ami accusare i gay di essere pedofili mentre lui si gode i figli che ha adottato e che vuole siano negati ad altre famiglie in virtù di come lui sostenga che i suoi figli abbiano bisogno di sapere che papà penetra vaginalmente mamma.

Per quanto l'iniziativa di denuncia paia destinata a fallire, resta la pericolosità ideologica dell'atto. Da un parte c'è l'intimidazione alle istituzioni, dettate da personaggi che ostentano come le ricche lobby omofobe abbiano soldi da buttare in unitili cause legali. Dall'altro c'è il tentativo di sostenere che se le leggi privilegiano l'eterosessualità, allora bisognerebbe considerare illegale l'omosessualità e bisogna multare chiunque osi promuovere una parità di diritti.
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