L'arciprete Dmitrij Smirnov è uno dei relatori del WCF. Si dice contrario a punire la violenza domestica



Il trucchetto scelto da Tony Brandi e da Jacopo Coghe è quello di continuare a piagnucolare che loro vogliono solo parlare di «famiglia» perché le famiglie sentirebbero il bisogno di sentirsi rappresentate da loro. Raccontano che gente cattiva gli impedirebbe di parlare di «famiglia» e che quindi ogni forma di consenso deve essere ritenuto come un «attacco alla famiglia».
Qualche piagnisteo e i due fondamentalisti si stanno già arrogando il diritto di dire che la famiglia è cosa loro e che loro devono poterla ridefinire come più gli piace. È questo il motivo per cui la loro dialettica è pericolosa e per cui non bisogna smettere di ripetere che il fatto che si sostenga di star organizzando un convegno «per la famiglia» non vuole dire che le loro prese siano davvero a vantaggio della famiglie.
Per farla breve, se dei preti pedofili dovesse creare un gruppo chiamato "Diamo amore ai bambini", forse sarebbe il caso di non mandare da loro i propri figli dato che i fatti contano più delle parole propagandistiche che si sono scelte per il nome. E lo stesso dovrebbe valere anche per un cosiddetto "Congresso mondiale delle famiglie" in cui è stato invitato parlare persino l'arciprete Dmitrij Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia, la tutela della maternità e dell’infanzia russa.

Chissà quanto sostenitori del fondamentalismo cosiddetto "profamily" (termine quantomai opinabile anche in questo caso) sapranno che il Smirnov si è esposto in prima persona contro qualunque forma di contrasto alla violenza domestica sostenendo che «l’idea che lo Stato debba ficcare il naso negli affari di famiglia» non sarebbe altro che un’imposizione della cultura occidentale sulla Russia.
Ed è sempre lui ad essersi opposto alla ratifica della Convenzione d’Istanbul poiché sosteneva che il contrasto alla violenza di genere fosse contraria agli interessi nazionali. Nel febbraio del 2015, in qualità di responsabile della Commissione patriarcale per la Famiglia, ha sostenuto che quel documento fosse già stato rifiutato da tutte le comunità cristiane tradizionali d'Europa, poiché cercherebbe di diffondere la cosiddetta «ideologia di genere» attraverso l’introduzione del genere come un costrutto sociale a cui la Chiesa ortodossa russa si oppone fortemente.
Ha anche asserito che famiglia sia alla base del futuro della Russia e che sia fondamentale diffidare
dagli strumenti internazionali che lui sostiene siano direttamente in contrasto con gli interessi della famiglia, opponendosi così contro il consolidamento legislativo del concetto di violenza familiare, ritenendo che tale mossa potesse rovinare l’istituzione della famiglia russa

In un articolo del 2005 pubblicato dal sito integralista Radio Spada troviamo il resoconto di un comizio organizzato da Toni Brandi presso il Palazzo del Consiglio Regionale di Basilicata dal titolo "L'aggressione della teoria del genere alla famiglia". L'ospite d'onore era Alexey Y. Komov, presentato come «ambasciatore alle Nazioni Unite del World Congress of Families» che è stato invitato dall'associazione “Spina nel Fianco” a parlare di una presunta «cultura della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: luogo naturale, in cui nascono e crescono i cittadini di domani».
Nell'intervista rilasciata al sito integralista, Komov dichiara:

Oggi coordino le attività internazionali della Commissione patriarcale per la Famiglia, e la tutela della maternità e dell’infanzia, sotto la guida di mio padre spirituale, l’arciprete Dmitri Smirnov, capo di questo dipartimento della Chiesa ortodossa. Padre Dimitri Smirnov è stato il primo ad alzare la voce contro l’aborto e per la difesa dei valori della famiglia in Russia, anche nei giorni dell’Unione Sovietica, 25 anni fa. È un po il padrino del movimento pro-vita e pro-famiglia russo, e uno dei predicatori più popolari della Chiesa ortodossa russa. Quattro anni fa mi ha dato la sua benedizione in modo che io stabilissi contatti con il resto dei cristiani d’Occidente, che resistono oggi alle ideologie neoliberiste atee del gender e dei diritti degli LGBT.

È dunque su mandato dell'arciprete pro-violenze domestiche che il rappresentate del cosiddetto Congresso Mondiale delle Famiglie è stato ripetutamente in Italia a predicare omofobia e sessismo. Ed era in Italia anche durante il congresso in cui Matteo Salvini venne nominato segretario della Lega, così come lo ha accompagnato anche su molti palchi di vari comizi politici.
E chissà non sia questo il motivo per cui tre ministri leghisti (Salvini, Fontana e Bussetti) vogliono a tutti i costi essere presenti al fianco di Dmitrij Smirnov a raccontare che lo stato dovrebbe girare la testa quando un uomo picchia sua moglie.
Come provammo a ricostruire nell'aprile del 2018, Salvini è parte della rete integralista che vede coinvolti tutti gli organizzatori del convegno sotto il dominio russo esercitato da Konstantin Malofeev, l'oligarca che gestisce la più grande compagnia telefonica dela Russia e che ha forti influenze sulla Chiesa Ortodossa. Ed è lui ad avere provati legami con Aleksandr Dugin, un uomo molto vicino a Vladimir Putin che si occupò personalmente di istruire i separatisti ucraini sull'uso di kalashnikov e che teorizzò il progetto di un'Eurasia basata sulla Terza Roma (ossia Mosca) in cui far vivere quello che lui definisce come "il fascismo perfetto".

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Nella foto: Il leghista Alessandro Pagano porta in gita a Palazzo Chigi con quelli che lui definisce come «sua beatitudine il patriarca di Antiochia e Siri Ignace Yousef III». All'inconto erano presenti anche Toni Brandi e monsignor Georges Masri.
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