Proseguono gli insulti del partito di Adinolfi: «Quelli di Gayburg sono microcani»


Sarà pur vero che solo chi è rancoroso e violento potrà aderire ad un partitino fondato sull'odio come quello di Mario Adinolfi, ma gli sfottò di Sara Reho e gli insulti omofobi dei suoi amichetti chiamati a fare branco paiono sottolineare quella loro propensione al più squallido bullismo e alla più totale intolleranza.
Davanti alla nostra rischista di scuse davanti infamanti e diffamatorie insinuazioni di un membro del partrio che arrivava ad offendere la nostra onorabilità ipotizzando che noi avremmo potuto essere «invidiosi» degli iscritti al loro partitolo (il che è un'offesa intollerabile!), ecco arrivare nuovi insulti ed offese gratuite scritte in copia ai dirigenti del partito. Evidentemente da loro l'odio fa fare carriera.

Se la Roho ripete le sue offese quasi come se si eccitasse nel risultare offensiva, le sue amichette arrivano a paragonarci ai cani, suscitando le sue risatine isteriche. Offrendoci battutine da voltastomaco che mirano a mettere in dubbio la virilità dei gay, è negando l'evidenza e le loro responsabilità che scrivono:


Peccato che la "frase mai detta" era riportata nell'articolo, ma forse la falsa testimonianza non è un problema per chi teorizza la supremazia del maschio eterosessuale pluriposto che santifica il matrimonio a Las Vegas. E non va meglio tra i commenti, dimostrazione di uno rabbiosità che pervade l'intero manipolo di seguaci del pokerista::


La signora che ci paragona ai cani (e che pare divertirsi molto nel deridere la virilità dei gay sulla base dei suoi pregiudizi), si associa alla sua amichetta nel lanciarci altri insulti. La signora, infatti, non pare gradire che si possa dissentire dal suo dichiarare che chi non è con Trump deve essere espulso dalla Chiesa.


Secondo copione, arriva anche la solita pioggia di insulti, offese e derisioni basate sull'orientamento sessuale delle vittime del loro bullismo di branco:






Da notare è la leggerezza con cui lanciano anche accuse di reati penali, con la signora Grazia che arriva addirittura a insinuare un'accusa di «calunnia» arrivando a rasentare (se non a compiere) un reato di diffamazione aggravata. Se la seguace di Adinolfi vuole accusarci di qualcosa, infatti, dovrebbe quantomeno provare a sostenere le sue tesi davanti ad un giudice nella speranza che non gli venga riso in faccia una volta appurata la falsità e la faziosità delle sue accuse.
Inoltre non ci chiaro quale sia lo scopo degli insulti e delle offese della signora Reho? Vorrebbe essere denunciata per poter avere anche lei una condanna penale come la sua amichetta Silvana De Mari o il suo amichetto Pillon? Chissà, magari tra i ranghi del fondamentalismo organizzato le denunce fanno curriculum.

Passatoi pochi minuti, la signora Reho torna a ripetere come un disco rotto le frasi per cui abbiamo chiesto le sue scuse, evidentemente eccitata nel risultare offensiva e maleducata:


Partono così i soliti insulti (sai la novità!) e le solite offese gratuite tipiche dei bulli che fanno branco:




Interessante è anche come neghino i loro stessi scritti, lanciando accuse di "mistificazione" a fronte di articoli che riportano integralmente i loro messaggi. Il tutto senza che manco si capisca si cosa stiano parlando, quasi come se per loro l'accusa, l'offesa e la calunnia fossero necessari quanto l'ossigeno.

Ovviamente non mancano neppure le solite minacce, con gente che pare credere ala fake-news di Adinolfi sul fantomatica "blocco" di Tik Tok nello scrivere:


Al solito, ogni loro attacco si chiude con una richiesta di censura di chiunque non la pensano come loro (salvo sostenere poi che il contrasto dei crimini d'odio sarebbe "liberticida").
1 commento