Lo sciacallaggio dell'integralismo cattolico non risparmia neppure i bambini disabili

Il movimento integralista italiano non si è mai distinto per correttezza ed etica, ma le reazioni al servizio delle Iene che ha decapitato l'Unar hanno dell'assurdo. Il messaggio più tragicomico è probabilmente quello confezionato dalla Manif Pour Tous, dove il portavoce Filippo Savarese si dice «disposto a chiudere l'Unar oggi stesso».
Esatto. Dopo anni passati a cercare di colpire quell'ente, ora fa finta di essere anche «disposto» al grande sacrificio di chiudere l'unico ente predisposto a fronteggiare la discriminazione pur di «riavere» quei 55 mila euro destinati a centri anti-violenza. In realtà non può chiedere la restituzione di alcunché dato che quei fondi non sono mai stati dati, ma evidente è il tentativo di ricamare sui fatti per far credere si stia parlando di chissà quale cifra (e 55mila euro sono nulla nel bilancio di uno stato). In realtà il solo tempo speso dal governo sia costato decisamente molto di più, così come pare inverosimile che non sappia come la chiusura dell'ente comporterebbe milioni di euro di sanzioni internazionali.. Certo, ma lui è «disposto» a tutto questo pur di eliminare qualunque organo di difesa delle minoranze.
Dal punto di vista politico, non passa inosservato come il messaggio sia stato mandato ai suoi referenti: Lucio Malan, Giorgia Meloni, Maurizio Gasparri, Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e Cristina Cappellini. Sempre loro, sempre gli stessi.
Ma non è finita. Da dipendente dell'organizzazione integralista spagnola CitizienGo (ossia l'ex HazteOir), è sempre Savarese a parlare del colpo inflitto ai diritti umani delle minoranze come «una vittoria» delle irrisorie 16mila firme raccolte dalla sua organizzazione.

Dal punto di vista dello sciacallaggio, parrebbe lecito assegnare lo scettro ad Alessandro Benigni (quello che invitava gli integralisti ad «amare il cazzo dei loro figli»). Attraverso un disegnino pubblicato sui social network, l'integralista pare pronto a calpestare la dignità dei disabili sfruttandoli come oggetto di propaganda. Scrive:

L'Unar destina fondi ad ambigue "associazioni" e intanto lo stato trascura colpevolmente la cura dei disabili. Mancano i fondi per i bambini disabili ma per i festini gay si trovano sempre.

Non servono molti neuroni per capire che ogni ente ha un bilancio e che non fa tutto brodo. Perché se così fosse, basterebbe togliere i 6.448.569.808 che lo stato annualmente destina alla Chiesa e sicuramente ci sarebbero assai ben più di 55mila euro da poter reinvestire nell'assistenza ai disabili. Per l'esattezza ce ne sarebbero 117.246,72 volte di più. Ma dato che non c'è alcun nesso tra i fondi dell'Unar e quelli destinati ai disabili, difficile è comprendere con quale perverso ragionamento Begnini si sia fatto venire in mente l'idea di usare dei bambini disabili come pretesto per alimentare odio contro altre minoranze.


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