Provita si mette a vendere gadget a forma di feto per finanziare le sue compagne contro i gay già nati

Intenzionata a rastrellare soldi che potranno essere investiti nelle loro campagne d'odio contro i gay e contro ogni libertà personale, l'organizzazione omofoba di Toni Brandi si è messa a produrre gadget a forma di feto.
Nei messaggi diffusi suoi social network, ci informamo che hanno dato un nome a quel feto. Dicono di averlo chiamato Michele e promettono che grazie a loro quel feto di plastica potrà essere «salvato». Come non lo dicono, ma forse sottintendono che l'organizzazione vicina a Forza Nuova cercherà di far partorire a forza ogni donna che le capiti a tiro tentando di rendere nuovamente illegale l'aborto. Ossia, di fatto, riportandolo in quella clandestinità che determinerà aborti tardivi e più rischi per la madre.
Ovviamente dimenticano pure di dire che se Michele dovesse essere gay, loro useranno i soldi raccolti per cercare di rovinargli la vita o per promuovere quelle fantomatiche "terapie riparative" che potrebbero spingerlo al suicidio. Nella sola Australia si stima che lo stigma e l'odio promosso da associazioni similari a Provita sia fonte di almeno tremila adolescenti morti all'anno.


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