La retorica dell’imposizione di Pillon

Pillon vorrebbe dettare legge alle donne, costringendole a subire le sue scelte sui loro corpi. Vorrebbe impedire una famiglia ai gay, imponendogli l'obbligo di dover sposare donne che non amano. Ed ora vorrebbe pure costringere i malati terminali a soffrire contro la loro volontà, raccontandosi che Dio gli darà una ricompensa se li priverà dal loro diritto di scelta.
Per questo sarà a Verona insieme all'organizzazione estremista Provita Onlus, intenzionato a chiedere leggi che impongo le loro convinzioni a chi la pensa diversamente da loro. Ed ovviamente non chiederanno niente per sé, dato che nulla gli impedirebbe una piena libertà di scelta: la loro rivendicazione si basa sul vietare la libertà di poterla pensare diversamente da loro.


Il suo post appare comparso di dogmatismo ideologico, dove la compassione viene sistematicamente scambiata per cinismo e l'autodeterminazione per una debolezza da correggere d'autorità. Nel suo messaggio, Pillon riduce una complessa e dolorosa scelta esistenziale a una formula paternalistica: "Un anziano che chiede di andarsene è una persona impaurita e sofferente. Il sistema sanitario deve aiutare a vivere, non a farla finita".

Ridurre la sofferenza a "paura": la negazione dell'autonomia
La fallacia di questo argomento risiede nel paternalismo di fondo con cui si interpreta la volontà altrui. Liquidare la richiesta lucida e disperata di un malato terminale o di una persona affetta da patologie invalidanti come il semplice frutto della "paura" significa negare l'autonomia e la dignità del soggetto. Significa presumere che chi sceglie di porre fine a sofferenze insopportabili non sappia quello che fa, delegittimando il suo vissuto e riducendolo a oggetto passivo di una morale imposta dall'esterno.
Un malato terminale non è una persona semplicemente "impaurita" da manipolare o da redimere d'ufficio: è un individuo sovrano del proprio corpo e della propria esistenza, capace di valutare il limite oltre il quale la sopravvivenza si trasforma in mero accanimento e spogliazione della dignità umana.

L'incoerenza dell'imposizione ideologica
Il paradosso più stridente – e per certi versi inaccettabile – è l'accusa, mossa dai movimenti ultraconservatori, di voler "portare la morte", quando la vera imposizione coercitiva è quella che arriva dalla galassia di Pro Vita & Famiglia e dai suoi alleati politici. Pretendere di legiferare sulle coscienze altrui, bloccando l'applicazione di leggi regionali nate per dare risposta a vuoti normativi e a drammi umani strazianti, equivale a costringere le persone a soffrire contro la propria volontà.
Negare l'accesso a una morte dignitosa non significa "difendere la vita", ma prolungare l'agonia in nome di un principio astratto slegato dalla realtà concreta del letto di un ospedale o di una casa di cura. La sacralità della vita non può risolversi nell'obbligo di subire il dolore a ogni costo.

Curare sempre, ma rispettare la fine
Nessuno nega che il sistema sanitario debba primariamente "aiutare a vivere", potenziando le cure palliative, l'assistenza domiciliare e il supporto psicologico per i pazienti e le famiglie. Ma la medicina non può trasformarsi in un ordine religioso inflessibile. Quando le cure palliative esauriscono la loro funzione di sollievo e lasciano spazio unicamente a un tunnel di decadimento irreversibile, la libertà di scelta diventa l'ultimo baluardo di umanità rimasto al malato.
Impedire tutto questo brandendo slogan come "Curare sempre, uccidere mai" calpesta la compassione autentica. La vera civiltà giuridica non impone la sofferenza per decreto, ma riconosce il momento in cui l'individuo ha il diritto di dire basta, accompagnandolo con rispetto, senza trasformare la sua fine in un terreno di propaganda politica.

Magari Pillon è convinto che il leghista medio sia facilmente ingannabile, quasi li ritenesse dei deficienti. Perché raccontare che le cure palliative possano azzerare le sofferenze die malati terminali significa negare la verità. Significa inventare una favoletta che ha l'unico scopo di dare falsa testimonianza, negando un dibattito serio basato sulla realtà dei fatti.
Inoltre, spacciare un malato terminale per "un fragile" che dovrebbe essere "difeso" da Pillon e da Jacopo Coghe sulla base dei loro interessi economici e di propaganda è altrettanto ingannevole. Raccontare che qualcuno vorrebbe sopprimere gli anziani è pura demagogia, dato che la stragrande maggioranza die malati a cui verrebbe offerta libertà di scelta ha una forza e una coscienza che certi politici possono solo sognare. Delegittimarli pe propaganda è un'offesa a loro, alla loro sofferenza e alle loro famiglie.


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