Notizie -

Virginia, attacco al referendum sul matrimonio egualitario: un pastore fa causa per fermare il voto

A pochissimi giorni dall'apertura delle urne il referendum sul matrimonio egualitario in Virginia, il pastore evangelico Ben Purves ha intentato un’azione legale per bloccare e invalidare la consultazione popolare con cui gli elettori dello Stato sono chiamati a cancellare definitivamente dalla Costituzione statale il divieto di nozze tra persone dello stesso sesso.
La motivazione esplicitata nel ricorso poggia su argomentazioni sia procedurali che dogmatiche, riassumibili nelle parole del religioso: "Non si può ridefinire ciò che Dio ha definito".

Il quesito referendario e lo spettro del ribaltamento a livello federale
Attualmente, il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso in Virginia – introdotto nel 2006 – è inefficace grazie alla storica sentenza Obergefell v. Hodges con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha legalizzato le nozze egualitarie a livello federale nel 2015.
Tuttavia, di fronte al nuovo corso ultra-conservatore della Corte Suprema e ai timori di un possibile annullamento della sentenza Obergefell, lo Stato della Virginia ha deciso di blindare i diritti dei propri cittadini sottomettendo al voto un emendamento costituzionale. Il quesito chiede agli elettori di rimuovere ufficialmente il divieto sui matrimoni tra persone dello stesso sesso; garantire il diritto di matrimonio a tutti gli adulti, indipendentemente da sesso, genere o etnia e di assicurare pari tutele legali a tutte le unioni celebrate contrattualmente.
Come ricordato dall'organizzazione Virginians for Marriage Equality, in assenza di questa tutela costituzionale statale, un eventuale "passo indietro" della Corte Suprema federale priverebbe d'un tratto migliaia di coppie dello stesso sesso di diritti basilari: dalle visite in ospedale alle decisioni mediche d'emergenza, fino alle tutele ereditarie.

Le contestazioni del clero e la realtà delle norme
Il ricorso legale, presentato per conto di Purves dall'organizzazione legale conservatrice Founding Freedoms Law Center, sostiene che l'emendamento sia giunto al voto attraverso presunte irregolarità procedurali. In aggiunta, i promotori della causa contestano l'assenza, nel testo finale del quesito, di una clausola specifica che esenti esplicitamente i ministri di culto dall'obbligo di celebrare matrimoni gay.
Si tratta tuttavia di una narrazione fuorviante. Come chiarito dalla legislazione vigente nello Stato, la legge della Virginia garantisce già in modo autonomo alle organizzazioni religiose e al clero il diritto di rifiutarsi di officiare qualsiasi matrimonio che sia contrario ai propri dogmi. Nel quesito non vi è alcun obbligo né coercizione per le Chiese.

La causa s'inserisce nel solco di una lettera aperta firmata da oltre 400 ministri di culto dello Stato, che definisce il matrimonio come l'unione esclusiva tra un uomo e una donna "come delineato nelle Scritture", bollando il tentativo di ridefinizione legale come una forma di "arroganza moderna".

Incertezza alla vigilia del voto
Mentre il Founding Freedoms Law Center e i leader religiosi firmatari chiedono di bloccare la consultazione in nome dello "Stato di diritto", la comunità LGBTQIA+ e i difensori dei diritti civili rimarcano quanto questa battaglia sia fondamentale per la sicurezza giuridica e umana delle famiglie.


Leggi l'articolo completo su Gayburg
Ed ancora:
Varsavia riconosce il primo matrimonio egualitario contratto in un altro stato UE
Grecia, Consiglio di Stato conferma il matrimonio egualitario e l’adozione per le coppie dello stesso sesso
Matrimonio trans in chiesa, poi arriva l'omofobia del vescovo
Il leghista Borghi attacca l'Ue perché garantirà pari diritti anche ai gay
Corte Ue: «Il matrimonio gay contratto in un altro Paese va riconosciuto»
Texas, i giudici potranno rifiutarsi di celebrare matrimoni egualitari per motivi religiosi