«Sono omosessuale, non gay»

«È stato l'intervento più applaudito». Così Carlo Giovanardi, nel corso di Porta a Porta, ha citato un intervento di Jean-Pier Delaume-Myard durante la manifestazione organizzata a Firenze dalla Manif pour tous Italia.
Esponente degli Homovox (un gruppetto di gay francesi che hanno protestato contro il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso) è diventato un punto di riferimento per chi vuol sostenere che i gay stessi siano consapevoli di una presunta "inferiorità" e "diversità", motivo per cui l'uomo si è presto ritrovato a veder pubblicati i suoi libri sull'argomento o ad essere invitato a parlare in pubblico (ovviamente, così come vuole la propaganda, sostenendo che il parere di un'unica persona valga per la maggior parte dei gay).
Giovanardi ha riassunto la sua storia dicendo che è un «omosessuale e non un gay» e che vive serenamente la sua sessualità senza pretendere diritti che è giusto siano solo delle coppie eterosessuali. Ma forse avrebbe la pena soffermarsi su quello che non sembra una storia così a lieto fine, ma un dramma personale di un uomo che manifesta un'omofobia interiorizzata che lo ha spinto a teorizzare dei sottogruppi discriminatori (la sua divisione fra "gay" e "omosessuali" ) con un ragionamento che parrebbe suonare come un: «Io non sono come loro, perché io so di essere un "diverso" e il disprezzo che provo verso me stesso e i misi mi eleva da loro».
Tornando alla piazza, Delaume-Myard ha spiegato di essere venuto in Italia per la prima volta «dopo una grave malattia che mi ha stravolto durante la mia adolescenza. Per ringraziare il Signore di esserne uscito, mi sono recato a San Damiano là dove viveva ancora Mama Rosa che aveva incontrato la Vergine Maria», poi una seconda per incontrare il Papa. Insomma, elementi che confermano la sua vicinanza al mondo cattolico e che spiegano la possibile nascita di un conflitto interiore sul suo essere gay.
L'uomo ha poi proseguito sostenendo che «i gay si richiamano ad una cultura, ad uno stile di vita. Hanno bisogno che il loro macellaio, il loro panettiere, il loro venditore di giornali sia gay. Vogliono vivere con altri gay.. Io, in quanto omosessuale e come individuo di una nazione, ho sempre fatto la scelta di alloggiare e di agire senza preoccuparmi dell'orientamento sessuale dei miei vicini o dei miei colleghi di lavoro».
Pregiudizi belli e buoni che lo hanno spinto a dire: «Combatto in coscienza e con tutte le mie forze affinché ogni bambino abbia un padre e una madre. Se io fossi eterosessuale, avrei perseguito lo stesso scopo, vale a dire quello della razionalità! Il mio impegno non ha niente a che vedere con il mio orientamento sessuale. Mi sono impegnato perché se uno ha un minimo di compassione per gli esseri umani, certamente non si può accettare che un bambino rimanga senza punti di riferimento sociali».
L'occasione era una manifestazione contro il progetto di legge per la lotta all'omofobia e non per le adozioni gay (argomento che in Italia non si è mai neanche lontanamente toccato).Ma l'uomo non ha dubbi: «sono queste leggi che stanno creando omofobia, non chi scende in piazza».
Delaume-Myard ha anche spiegato che il Governo italiano -da sempre in un imbarazzante silenzio nei confronti delle leggi anti-gay russe- sarebbe intervenuta in sede europea contro il governo francese «riguardo la gestione delle manifestazioni in favore della famiglia e ha insistentemente chiesto al Governo di dare spiegazioni».


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