I frati cappuccini convocano la De Mari e Di Tolve per promuovere odio e pregiudizi: «Dall'omosessualità si può uscire visto che non esiste»

È fortemente preoccupante come alcuni gruppi di fondamentalisti cattolici siano in prima linea nella promozione dell'odio e della disinformazione a danno di un intero gruppo sociale.  Ad esempio il prossimo 15 agosto Gianfraco Amato sarà messo nelle condizioni di poter indottrinare i fedeli che si sono recati in pellegrinaggio al santuario di Birgi per il centenario delle apparizioni di Fatima e che, senza alcun motivo plausibile, si troveranno ad assistere ad un comizio politico sul quel fantomatico «gender» che lui sostiene possa essere combattuto solo votando Lui e Adinolfi.
Ed ancora, è il 7 luglio scorso che il convento dei frati cappuccini di Bergamo ha organizzato per conto dei circoli di Adinolfi un incontro d'odio con Silvana De Mari e Luca di Tolve, ossia la guerrafondaia omofoba che vorrebbe sterminare tutti gli islamici e quel tizio che va in giro a raccontare che è tutta colpa di sua madre se lui è "diventato" gay per poi "guarire" grazie alla madonna e quella donna con cui ha messo in piedi un lucroso business basato sulla vendita di quelle "terapie riparative" teorizzate da Nicolosi. Teorie non solo screditate, ma pericolose dato che è scientificamente provato possano spingere al suicidio che ne è vittima (cosa peraltro ovvia dato che si basano sul creare un tale odio verso sé stessi da provocare un rifiuto nei confronti della sessualità)..

Dopo il vergognoso saluto da parte del padre superiore della comunità, Di Tolve ha iniziato a raccontare la sua solita litania sul fatto che gay non si nasce ma lo si "diventa" e che lui non è mai stato responsabile delle sue scelte dato che tutta la colpa sarebbe di un fantomatico "stile di vita gay". È dunque colpa d'altri se lui ha fatto sesso non protetto e si è prostituito sino a contrarre l'Aids.E non è colpa sua se dopo aver scoperto di essere malato ha continuato a fare sesso non protetto con altri uomini nella più totale noncuranza del fatto che avrebbe potuto uccidere qualcuno (ai tempi non esistevano le terapie odierne). Ovviamente questo non lo racconta, così come non racconta che sia stata Alleanza Cattolica a fornirgli quella favoletta che gli avrebbe potuto permettere di scaricare la colpa di ogni suo errore su qualcun altro.

Interessante è come il copione da lui recitato sia stato modificato rispetto al consueto per abbracciare la crociata di Adinolfi contro le famiglie omogenitoriali. Davanti a quel pubblico ha sostenuto che lui sarebbe "diventato" gay perché in casa sua non c'era «un uomo e una donna». Peccato che la sua volontà di strizzare l'occhio alla campagna integralista contro le famiglie omogenitoriali risulti un boomerang: Di Tolve stava infatti parlando del fatto che i suoi genitori avevano divorziato e non serve certo uno studio sociologico per sapere che non tutti i figli di genitori divorziati sono gay o che non tutti i gay sono figli di genitori divorziati. Eccop, dunque, che la sua tesi pare basata sul nulla.
Grave è anche come spergiuri che esisterebbero fantomatici studi scientifici che dimostrebbero che l'omosessualità sia causata dai genitori, così come giura che le persone lgbt non si suiciderebbero per colpa del bullismo omofobico ma perché non c'è nessuno che vada da loro a dirgli che sono sbagliati e che l'eterosessualità è l'unico modo giusto di essere.Dato che i cappuccini hanno pensato bene di non prevedere alcun contraddittorio, nessuno ha alzato la mano per chiedergli che diavolo stesse dicendo.
Patetico è anche il passaggio in cui Di Tolve sostiene che Arcigay proporrebbe una «terapia» dell'omosessualità basata sulla «conversione al gay pride, all'outing, a psicologi che sono a favore di questa teoria affermativa». Buffo che dopo anni passati a spargere odio contro i gay, Di Tolve paia persino ignorare che differenza ci sia tra l'outing e il coming out.
Sostenuto che la colpa della sua sessualità sarebbe stata della televisione e di non meglio precisati «pederasti e pedofili», sostiene di essere diventato militante di Arcigay perché «dato che le mie relazioni si sfasciavano, volevo più diritti perché ti dicono che è colpa dell'omofobia». Peccato che la sua "militanza" risulterebbe il suo essersi proposto per organizzare crociere per contro della rivista Babilonia in modo da poter trovare ragazzi da portarsi a letto.
Dopo tutta un'altra lunga serie di sciocchezze e dopo aver dichiarato che lui vive «in castità», Di Tolve ha dichiarato: «Dall'omosessualità si può uscire visto che non esiste».

Non è andato meglio con la signora de Mari che, dopo aver chiesto ai presenti di acquistare i suoi libri, ha ripetuto anche lei il suo solito copione, arrivando al suo solito sostenere che «la cosiddetta omosessualità che in realtà non esiste» perché «la sessualità serve solo a fare un bimbo».
Confuse paiono anche altre sue frasi, come il suo dichiarare che «quando ci fanno le lezioni di educazione sessuale ci dicono che il condom è la prima scelta? Non è vero. Ma secondo voi cotta di maglia di Bilbo Baggins era fatta di tartario e la corazza del cavaliere è un affarino di gomma che si può rompere in qualsiasi momento. E poi la gente non lo mette».

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