Mario Adinoli difende il prete-spacciatore: «Il male della chiesa sono i gay, non i pedofili»
Mario Adinolfi nega il dramma della pedofilia nella Chiesa, incurante di come lui stesso si sia fatto applaudire da un Inzoli che stuprava minorenni del confessionale prima di partecipare ai suoi comizi patrocinati dalla Lega di Salvini.
Dopo aver sminuito un fenomeno che tutti i dati ufficiali indicano come molto preoccupante, tenta di incitare all'odio i suoi proseliti starnazzando che «il male della Chiesa» sarebbero «i preti omosessuali», da lui accusati di «molestare e rovinare vite»:
Quindi, stando all'Adinolfi-pensiero, il male non sarebbero i preti pedofili e l’omertà che li ha circondati, ma i preti che non hanno erezioni davanti alle proprie parrocchiane. E pazienza se l'orientamento sia del tutto insignificante davanti ad un prete rispetta il celibato: per Adinolfi è importante vomitare sempre omofobia dato che quella è la sua fonte di reddito.
Nel caso specifico, la sparata è già collaudata dato che la proposte anche nel 2018, quando dai microfono di Radio Cusano Campus si mise a sbraitare: "Gli omosessuali non possono essere ordinati sacerdoti, non devono proprio entrare in seminario. C’è una regola. Io ho sempre detto che il problema della Chiesa non è la pedofilia, è l’omosessualità. Il 90% delle storie che noi raccontiamo come storie di pedofilia, sono in realtà rapporti omosessuali. Storie di preti omosessuali che vanno con i ragazzi di 15 anni, che a tutti gli effetti, anche secondo gli ordinamenti giuridici, sono rapporti omosessuali, non rapporti pedofili".
E se Adinolfi pare avere seri problemi con la sessualità nel suo fantasticare rapporti con ragazzini 15enni mentre pare dimenticarsi dei tanti preti con amanti, pare ormai convinto che basti usar ei bambini contro il prossimo e lui otterrà un qualche titolo sui giornali.
Ancora non è chiaro se Adinolfi vohliasistenere l'equazione "prete omosessuale" = "molestatore" o se propende per un "omosessuale" = "molestatore" che possano garantire nuove aggressioni. Quel che si sa è che lui non fa mai nomi, così può diffamare senza poter essere querelato dato che la vittima non è giuridicamente identificabile. Ed è davvero grave, osceno, insopportabile e disgustoso il suo giurare che un prete omosessuale è sicuramente un molestatore, spiegando perché tema così tanto una legge che possa punire l'istigazione alla discriminazione.
Per non farsi mancare nulla, l'aspirante leader delle lobby omofotransofobica di ultra-destra definisce «povero» don Spagnesi, ossia un adulto che rubava le offerte in chiesa per spacciare droga dello stupro. Evidentemente Adinolfi non ha alcuna remora morale nel cavalcare qualunque pretesto possa offrirgli quella visibilità mediatica che va mendicando in maniera ossessiva.
Una domanda. Se pubblicassimo fotografie di mistress o di ragazzine che si praticano sado/maso tirando in ballo le sue figlie o la sua seconda moglie, lui si arrabbierebbe? Probabilmente si, e dunque non si capisce perché i gay dovrebbero sopportare un violento che rovista nel torbido con l'unico scopo di trovare casi da accomunare alla vita di onesti cittadini che lui spera possano essere discriminati grazie alla sua opera. Visto che sostiene di essere "cristiano" nonostante l'evidenza renda legittimo pensare l'opposto, lo sa che diceva Gesù di chi fa agli altri ciò che non vuole sia fatto a sé stesso?
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